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Futuro incerto per i mari europei se non si intraprendono azioni urgenti e coerenti

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Notizie Pubblicato 25/06/2020 Ultima modifica 24/07/2020
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Di fronte alle crescenti minacce poste dall’eccessivo sfruttamento delle risorse marine, dall’inquinamento e dal cambiamento climatico, è necessario intraprendere azioni urgenti per riportare i mari europei a buone condizioni. Secondo la relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) sugli ecosistemi marini europei, pubblicata oggi, stiamo esaurendo il tempo a disposizione per invertire decenni di incuria e uso improprio.

Abbiamo ancora una possibilità di ripristinare gli ecosistemi marini se agiamo in modo deciso e coerente e realizziamo un equilibrio sostenibile tra il modo in cui utilizziamo i mari e il nostro impatto sull’ambiente marino

Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA

Secondo la relazione dell’AEA «Marine Messages II» (Messaggi del mare II), le condizioni attuali dei mari europei sono generalmente problematiche. Si tratta di una brutta notizia per i cittadini, poiché tale situazione ha ripercussioni sulla qualità della vita, sui mezzi di sostentamento e sulle economie. Le condizioni dei mari determinano la loro capacità di fornire, tra l’altro, ossigeno, cibo, un clima abitabile e alcune materie prime, oltre che a sostenere le attività ricreative, il tempo libero e la salute.

L’utilizzo passato e presente dei mari – dal Baltico al Mediterraneo – si sta facendo sentire, con cambiamenti che vanno dalla composizione delle specie e degli habitat marini fino alla composizione fisico-chimica complessiva dei mari. A questi problemi complessi si aggiunge il cambiamento climatico, che peggiora l’impatto delle altre minacce. La relazione dell’AEA afferma che gli effetti combinati di tali cambiamenti potrebbero arrecare danni irreversibili agli ecosistemi marini. Tuttavia, indica anche segnali di ripresa degli ecosistemi marini in alcune aree, a seguito dell’impegno significativo profuso, spesso durante decenni, per ridurre determinati effetti come quelli causati da contaminanti, eutrofizzazione e pesca eccessiva.

I nostri mari ed ecosistemi marini soffrono a causa di anni di grave sovrasfruttamento e incuria. Potremmo presto raggiungere un punto di non ritorno ma, come conferma la nostra relazione, abbiamo ancora una possibilità di ripristinare gli ecosistemi marini se agiamo in modo deciso e coerente e realizziamo un equilibrio sostenibile tra il modo in cui utilizziamo i mari e il nostro impatto sull’ambiente marino. In questo contesto, la nuova strategia dell’UE sulla biodiversità fino al 2030 e altri elementi del Green Deal europeo rinnovano la speranza di interventi di protezione e ripristino urgenti e coerenti, afferma Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’AEA.

È improbabile che gli Stati membri dell’UE raggiungano in tutte le loro acque, entro il 2020, l’obiettivo del «buono stato ecologico» enunciato dalla direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino dell’UE (MSFD), il principale riferimento normativo dell’UE per la protezione dell’ambiente marino. Tuttavia, da quando la direttiva è in vigore, sono stati compiuti progressi significativi e ottenuti risultati importanti. Queste conclusioni trovano riscontro nella relazione della stessa Commissione europea, che esamina l’attuale stato di attuazione della direttiva, anch’essa pubblicata oggi. La relazione dell’AEA alimenta l’esame della Commissione e suggerisce soluzioni che possono aiutare l’UE a raggiungere l’obiettivo di mari puliti, sani e produttivi previsto dalla legislazione, principalmente attraverso un approccio di gestione ecosistemico.

Tutti i dati comunicati dagli Stati membri dell’UE alla Commissione sono resi pubblici per la prima volta in un apposito sito web su WISE-Marine, come pure prodotti basati sui dati e strumenti di visualizzazione che forniscono una panoramica dello stato dell’ambiente marino nell’UE.

 

Altri risultati chiave

  • L’economia marittima dell’UE continua a crescere e si prevede un aumento della concorrenza per le risorse marine come il pesce, i combustibili fossili, i minerali o la produzione di energia rinnovabile e lo spazio. Tale evoluzione eserciterà una pressione supplementare sugli ecosistemi marini già sovrasfruttati. Per evitare che ciò avvenga, la crescita del settore deve essere dissociata dal degrado e dall’impoverimento dell’ecosistema marino e contenuta entro i limiti previsti per un uso sostenibile.
  • Malgrado gli impegni assunti a livello mondiale e dell’UE, la perdita di biodiversità nei mari europei non è stata arrestata. Numerose valutazioni delle specie e degli habitat marini continuano a mostrare uno «stato di conservazione sfavorevole». Gli studi evidenziano la situazione difficile in cui si trovano specie come uccelli marini, mammiferi marini (foche e balene) e stock ittici, come quelli del merluzzo.
  • Le misure di gestione mirate ai singoli habitat e specie marini hanno portato a miglioramenti delle loro condizioni in alcune regioni marine dell’UE, ma questo successo frammentario non compensa gli effetti congiunti delle molteplici pressioni derivanti dalle attività umane in tutti i mari europei.
  • Nei settori in cui la cooperazione regionale è stata stabilita e attuata con coerenza, le tendenze negative di alcune pressioni cominciano a registrare un’inversione, ad esempio per quanto riguarda i livelli di nutrienti e contaminanti o l’introduzione di specie non indigene.
  • Le interazioni terra-mare, così come l’importanza delle aree costiere, costituiscono dimensioni importanti da considerare al momento di progettare azioni volte a ridurre le pressioni sull’ambiente marino.
  • Le variazioni della temperatura degli oceani e del contenuto di ossigeno nonché l’acidificazione degli oceani indicano che nelle regioni marine dell’UE sono in atto mutamenti negativi di portata sistemica, che riducono ulteriormente la resilienza degli ecosistemi marini, compresa la resilienza al cambiamento climatico.
  • La precedente attuazione delle politiche regionali e dell’UE permette di individuare una serie di lezioni per il ripristino degli ecosistemi marini che dovrebbero essere utilizzate ai fini dell’elaborazione di interventi e soluzioni per ottenere mari puliti, sani e produttivi.
  • Con determinazione politica, risorse supplementari e un maggiore coordinamento tra le parti interessate e l’integrazione delle politiche, l’Europa può compiere progressi verso il raggiungimento di buone condizioni per i suoi mari all’interno dell’attuale quadro politico dell’UE entro il 2030. Per conseguire questo obiettivo, devono essere ridotte le pressioni sugli ecosistemi marini. Con l’ambizione di proteggere il 30 % dei mari europei e di sottoporre il 10 % a una protezione rigorosa, la nuova strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 porta un nuovo impulso in tale direzione.
  • Il raggiungimento di buone condizioni per i mari europei è funzionale agli obiettivi dell’economia blu sostenibile e della pianificazione dello spazio marittimo enunciati nel Green Deal europeo.

 

 

Riferimenti

La relazione dell’AEA «Marine Messages II» (Messaggi del mare II) si basa sulla seguente serie di valutazioni tematiche:

Contaminants in Europe’s seas - Moving towards a clean, non-toxic marine environment (Contaminanti nei mari europei: verso un ambiente marino pulito e non tossico) (https://www.eea.europa.eu/publications/contaminants-in-europes-seas)

Nutrient enrichment and eutrophication in Europe’s seas - Moving towards a healthy marine environment (Arricchimento di nutrienti ed eutrofizzazione nei mari europei: verso un ambiente marino sano) (https://www.eea.europa.eu/publications/nutrient-enrichment-and-eutrophication-in)

Biodiversity in Europe’s seas (La biodiversità nei mari europei) (https://www.eionet.europa.eu/etcs/etc-icm/products/biodiversity-in-europes-seas)

Multiple pressures and their combined effects in Europe’s seas (Pressioni multiple e relativi effetti combinati nei mari europei) (https://www.eionet.europa.eu/etcs/etc-icm/products/etc-icm-report-4-2019-multiple-pressures-and-their-combined-effects-in-europes-seas)

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