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Solidarietà come chiave della ripresa dalla COVID-19 e di un futuro migliore e sostenibile

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Article Pubblicato 09/02/2022 Ultima modifica 22/03/2022
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Photo: © Zvonimir Zvonar, Climate Change PIX /EEA
Il 2021 è stato un anno segnato dalla pandemia COVID-19 e dagli effetti dei cambiamenti climatici. A fronte degli aumenti dei prezzi dell’energia e delle preoccupazioni sanitarie, nel 2022 la ripresa dell’Europa imporrà l’adozione di decisioni difficili. È molto probabile che, a lungo termine, eventuali ritardi o progetti di ripresa con ambiziosi ridotte, abbiano costi sociali ed economici maggiori. Rimediare alle disuguaglianze sociali in questa transizione verso la sostenibilità è indispensabile per garantire a tutti noi un futuro migliore.

Per quanto difficili possano essere le nostre decisioni quotidiane nel 2022, dovremmo avere sufficiente coraggio per non perdere di vista l’obiettivo della sostenibilità fissato nel Green Deal europeo e realizzato attraverso pacchetti legislativi, come il pacchetto “Fit for 55”. La chiave di volta è la solidarietà sociale. L’Europa ha già messo a punto alcuni meccanismi di finanziamento per aiutare i soggetti interessati. Occorre rafforzare la componente sociale dei nostri interventi ed eliminare le disuguaglianze che la transizione economica può generare sul piano sociale.

In queste ultime settimane del 2021, le nostre conversazioni quotidiane gravitano attorno alla pandemia di COVID-19, dal diffondersi della variante Omicron, dalla terza dose di vaccinazione, dall’efficienza dei vaccini e da nuove restrizioni e misure di confinamento. Tutti noi siamo stati colpiti dalla pandemia e dalle sue conseguenze. Le vittime si contano a milioni. A ogni nuova ondata, abbiamo il timore di non essere in grado di prestare assistenza sanitaria a chi ne ha bisogno. I rischi e i costi umani e sociali sono reali.

Per l’Europa, il 2021 è stato segnato da devastanti inondazioni in svariati paesi e da incendi boschivi nelle regioni meridionali. Purtroppo questi eventi non sorprendono. Gli studi effettuati, compresa la nostra più recente relazione sui rischi climatici, parlano di una frequenza e una gravità crescenti di tali eventi estremi, riconducibili ai cambiamenti climatici. Oltre ad avere conseguenze sulla nostra salute e sul nostro benessere, tali eventi riducono anche la resilienza dell’ambiente naturale. È chiaro che dobbiamo adattarci e fare del nostro meglio per contenere il più possibile l’aumento delle temperature medie a livello globale. Persino i decimi di grado Celsius sono importanti in tal senso, come emerso durante la COP26, la conferenza sui cambiamenti climatici tenuta a Glasgow quest’anno, che si è conclusa con il completamento del codice dell’accordo di Parigi, mantenendo validi gli obiettivi di Parigi e la possibilità di limitare a 1,5 gradi Celsius il riscaldamento globale.

Crescono le ambizioni politiche dell’Europa

E, tuttavia, il 2021 non è stato segnato soltanto dalla pandemia e da eventi meteorologici estremi. In Europa è stato proposto un gran numero di iniziative politiche per raggiungere la visione delineata nel Green Deal europeo, tra cui il piano d’azione per l’inquinamento zero, la nuova strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, la strategia per le foreste e, più di recente, la strategia per il suolo.

Una delle iniziative politiche più importanti dell’anno è stata la normativa europea sul clima, vale a dire l’impegno legalmente vincolante dell’UE a raggiungere la neutralità climatica e a diventare resiliente ai cambiamenti climatici entro il 2050, portando le emissioni nette di gas a effetto serra ad almeno il 55 % sotto i livelli del 1990 entro il 2030, come traguardo verso la neutralità climatica. Per raggiungere l’obiettivo del 55 %, la Commissione europea ha proposto una serie di iniziative note come il «pacchetto Pronti per il 55 %».

Il pacchetto Pronti per il 55 % consiste di un insieme di proposte tra loro correlate su determinazione dei prezzi, obiettivi, norme e misure di sostegno per realizzare il cambiamento trasformativo necessario. Trasformare l’economia o la società europea per raggiungere la neutralità climatica non è mai stato considerato un obbiettivo facile. E tale compito può essere reso ancor più difficile dalla pandemia e dalla ripresa.

Nondimeno, come mostra la nostra più recente relazione «Tendenze e proiezioni», l’obiettivo del 55 % entro il 2030 non è irrealistico. Con ulteriori iniziative e politiche, l’Europa può arrivare a conseguirlo. Il nostro nuovo sito web Clima ed energia nell’UE fornisce informazioni dettagliate sui progressi degli Stati membri dell’UE verso gli obiettivi del 2030.

Scelte difficili: la risposta è la solidarietà sociale

Ancora oggi dobbiamo convivere con le conseguenze economiche della crisi legata al COVID-19. L’improvvisa interruzione di molte attività economiche dovuta alle misure di contenimento rese necessarie dalla pandemia ha creato disoccupazione e sottoccupazione, ha diminuito la produzione e ha messo alla prova i finanziamenti pubblici. In questo periodo stiamo assistendo a un inatteso importante rimbalzo della crescita dopo la contrazione iniziale, malgrado le ripercussioni sugli scambi commerciali registrate a livello mondiale.

Nel frattempo, i prezzi dell’energia sono in crescita, in vista dell’inverno. In particolare, i prezzi del gas hanno raggiunto un record assoluto, aumentando fino a 10 volte rispetto al livello dello scorso anno. Molti paesi europei fanno affidamento sul gas naturale e l’impennata dei prezzi si è fatta sentire in molte famiglie. La conseguenza potrebbe essere un maggiore ricorso a combustibili più inquinanti come il carbone oppure, semplicemente, la povertà energetica. In un momento in cui la contrazione dell’attività economica comporta un minore gettito fiscale e una più elevata spesa pubblica, a causa delle ulteriori pressioni prodotte sulle finanze pubbliche dalle spese per l’assistenza sanitaria e la disoccupazione, tali decisioni politiche non sono mai semplici.

A fronte di queste difficoltà, dobbiamo forse ridurre le nostre ambizioni o rallentare? Niente affatto.

I ritardi o la paralisi degli interventi non faranno scomparire le sfide che si profilano davanti a noi. È probabile, al contrario, che ogni ritardo avrà, nel lungo termine, maggiori costi sociali e sanitari. Invece, i progressi ottenuti nella lotta ai cambiamenti climatici e nella tutela dell’ambiente possono portare vantaggi effettivi. Per esempio, un’aria più pulita può contribuire a salvare centinaia di migliaia di vite in Europa. Se l’Organizzazione mondiale della sanità avesse emanato linee guida più severe, nel 2019 avremmo potuto evitare 170 000 morti premature. Analogamente, possiamo intraprendere azioni per il clima tenendo conto, allo stesso tempo, dei costi sociali e assistendo le persone più colpite.

Per quanto difficili possano essere le nostre decisioni quotidiane nel 2022, dovremo avere sufficiente coraggio per non perdere di vista l’obiettivo della sostenibilità fissato nel Green Deal europeo e realizzato attraverso pacchetti legislativi, come il pacchetto Pronti per il 55 %.

La chiave di volta è la solidarietà sociale. L’Europa ha già messo a punto alcuni meccanismi di finanziamento per aiutare i soggetti interessati. Occorre rafforzare la componente sociale dei nostri interventi ed eliminare le disuguaglianze che la transizione economica può generare sul piano sociale. E io credo che insieme saremo in grado di costruire un futuro migliore per tutti.

Possiamo utilizzare i prossimi 12 mesi per rafforzare la nostra ambizione di costruire un 2022 che sia l’anno della solidarietà, del coraggio e della speranza.

 

Hans Bruyninckx

Hans Bruyninckx

Direttore esecutivo dell’AEA

Editoriale pubblicato nella Newsletter AEA, dicembre 2021

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