La qualità dell’aria resta un tema scottante per molti europei

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Article Pubblicato 01/02/2017 Ultima modifica 06/07/2017
Il mese scorso l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha pubblicato l’ultima edizione del rapporto “Qualità dell’aria in Europa”, da cui emerge che malgrado un lento miglioramento della qualità dell’aria, l’inquinamento atmosferico rimane il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. Abbiamo intervistato Alberto González Ortiz, esperto in qualità dell’aria dell’AEA, per discutere i risultati emersi dalla relazione e il modo in cui le immagini satellitari contribuiscono a migliorare la ricerca sulla qualità dell’aria.

© Simeon Lazarov, Environment & Me /EEA

Quali sono i principali risultati del rapporto del 2016?

Il rapporto di quest’anno evidenzia che in Europa le concentrazioni di inquinanti atmosferici continuano lentamente a migliorare. Ciò nonostante, i loro effetti sulla salute restano significativi. L’inquinamento atmosferico continua a provocare malattie che incidono negativamente sulla qualità della vita. Il nostro rapporto aggiornato presenta anche una nuova stima degli effetti sulla salute degli inquinanti atmosferici più pericolosi come il PM2,5, cui si attribuiscono 467 000 decessi prematuri su base annua nel 2013 in 41 paesi europei.

I pericoli dell’inquinamento atmosferico per la salute sono noti, grazie ad organismi quali l’Organizzazione mondiale della sanità, e la popolazione di tutta Europa è sempre più consapevole che si tratta di un problema grave, a cui siamo esposti ogni giorno. L’inquinamento dell’aria non si vede, ma quando è elevato si sente.

Quali sono gli effetti dei trasporti stradali sull’inquinamento atmosferico nelle città? 

Il rapporto evidenzia l’impatto dei trasporti stradali sull’inquinamento atmosferico, che di recente ha fatto notizia per la situazione registrata in diverse città europee tra cui Parigi e Londra.

I trasporti stradali sono la maggiore fonte di emissione di biossido di azoto (NO2) che oltre ad essere uno dei principali inquinanti dannosi per la salute è un precursore dell’ozono e del particolato che si possono formare nell’aria. I trasporti sono anche una fonte importante di particolato primario, prodotto non soltanto dai processi di combustione ma anche dall’usura di pneumatici e freni; infine, e non si tratta certo dell’ultimo dei problemi, sono una fonte molto rilevante di emissioni di gas serra.

I trasporti su strada occupano anche una parte consistente degli spazi pubblici, ad esempio a causa del traffico congestionato. Per di più, causano rumore. Si tratta quindi di un problema che si sviluppa su più piani.

Chiaramente non si vuole mettere in discussione l’importanza dei trasporti e della mobilità nella nostra vita quotidiana, ma rendere più sostenibili i nostri spostamenti. In tutta Europa, vediamo che molte città si stanno già muovendo per cercare di istituire sistemi di mobilità più sostenibili. Le misure come i pedaggi urbani (tasse sulla congestione) sono rimedi a breve termine; per migliorare il nostro benessere complessivo dobbiamo pensare di trasformare in profondità il nostro sistema dei trasporti con soluzioni innovative e più a lungo termine.

I rapporti richiamano l’attenzione anche sulle emissioni prodotte dagli edifici residenziali e commerciali. In che misura rappresentano un problema? 

Le stufe a legna e i camini sono un problema maggiore di quanto si pensi, in particolare in inverno: sono molto utilizzati, soprattutto nell’Europa orientale e settentrionale, ed emettono grandi quantità di PM2,5. La combustione di ogni tipo di combustibile per il riscaldamento di edifici residenziali, commerciali e istituzionali rappresenta in effetti la principale fonte di emissione di PM2,5. A livello europeo, più della metà del PM2,5 totale proviene dagli impianti di riscaldamento.

Un altro problema in inverno può essere che, in presenza di tempo stabile e non perturbato, la maggior parte di queste emissioni tendono a rimanere in sospensione nell’aria vicino al suolo a causa dell’inversione termica, che blocca l’aria fredda negli strati più bassi dell’atmosfera. L’aria fredda, che è più densa, impedisce il rimescolamento e la dispersione delle emissioni verso l’alto nell’atmosfera, e così gli inquinanti rimangono in prossimità del suolo.

Che cosa sta facendo l’AEA per migliorare la qualità dell’aria in Europa?

Uno dei principali contributi dell’AEA è mettere a disposizione le conoscenze e i dati necessari per aiutare i responsabili politici a prendere decisioni informate sulla qualità dell’aria. Cosa altrettanto importante, il nostro lavoro aiuta anche a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema.

Raccogliamo dati ufficiali sull’inquinamento atmosferico trasmessi dai paesi europei e poi li utilizziamo per le nostre valutazioni periodiche della qualità dell’aria, che presentiamo sotto forma di rapporti e indicatori. Inoltre, condividiamo i nostri dati sull’inquinamento atmosferico con molte altre parti interessate tra cui i cittadini, le autorità nazionali o regionali e il programma satellitare Copernicus dell’UE, e partecipiamo regolarmente a seminari, convegni e incontri in tutta Europa e nel mondo per condividere e discutere la questione e i nostri risultati, che servono da stimolo all’azione per i responsabili politici. L’inquinamento atmosferico si ricollega a molti ambiti di intervento delle politiche, quindi una delle nostre priorità è promuovere politiche e misure integrate intersettoriali.

Vi sono nuove tecnologie utilizzate per migliorare il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico?

La grande maggioranza dei nostri dati viene raccolta attraverso stazioni fisse di monitoraggio della qualità dell’aria gestite da autorità nazionali e locali nei paesi membri. A queste stazioni vanno oggi affiancandosi altre tecnologie, quali l’acquisizione di dati via satellite nell’ambito del programma Copernicus dell’UE. Si tratta di una tecnica abbastanza nuova. L’AEA lavora con i servizi atmosferici Copernicus e alcuni di questi dati sono utilizzati anche nel gruppo dell’AEA che si occupa di qualità dell’aria. Combinando le informazioni acquisite via satellite con la modellazione atmosferica, possiamo ottenere una distribuzione spaziale più precisa delle concentrazioni di inquinanti. In questo modo, invece di ricavare dati a determinati intervalli soltanto da un certo numero di stazioni di misurazione, possiamo avere un quadro molto più ampio della situazione. Ma è essenziale confermare i risultati dei modelli con osservazioni “sul campo”, e per farlo sono indispensabili i dati che giungono all’AEA dai paesi di tutta Europa.

Inoltre, il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico si va diffondendo anche tra i cittadini, attraverso l’uso di appositi sensori. Si tratta di una nuova fonte di informazioni, ma questi dispositivi hanno una precisione ancora da migliorare. Non sono totalmente affidabili, ma sono una tecnologia emergente e un ottimo modo per sensibilizzare i cittadini e stimolare la partecipazione delle comunità agli sforzi compiuti per affrontare i problemi di inquinamento dell’aria. In futuro, anche questa tecnologia potrebbe diventare una buona fonte complementare di informazioni.

 

Alberto González Ortiz

Intervista pubblicata nel numero 04/2016 della Newsletter AEA, dicembre 2016

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