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Verso un’Europa a inquinamento zero

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Article Pubblicato 09/03/2021 Ultima modifica 17/05/2021
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Photo: © Terezie Polívková, REDISCOVER Nature/EEA
La scorsa primavera, in poche settimane, un coronavirus ha dato una nuova forma all’assetto mondiale. All’improvviso, molte delle cose che avevamo dato per scontate, non sono state più accessibili. La pandemia ha colto il mondo di sorpresa, ma se interpellassimo a tal riguardo uno scienziato che lavora in un settore connesso alle malattie infettive, direbbe che era solo una questione di tempo.

Non si può fare a meno di tracciare un parallelismo tra la pandemia, l’emergenza climatica e la riduzione della biodiversità. Gli scienziati ci avevano messi in guardia in merito ad una pandemia, esistevano scenari piuttosto precisi, ma nessuno sapeva esattamente in che modo si sarebbe manifestata.

Non siamo in grado di delineare un quadro esatto di un mondo con un incremento di temperatura di due o quattro gradi. Non conosciamo con esattezza quali saranno i punti di non ritorno per interi ecosistemi. Ciò che sappiamo è che, se non intraprendiamo azioni decisive e non puntiamo a transizioni sistemiche, le prospettive non sono positive e non rimane molto tempo. Si spera di poter controllare una pandemia in tempi relativamente brevi. Potrebbe rivelarsi ben più difficile invertire i danni causati dal raggiungimento di un punto di non ritorno nei cambiamenti climatici o nel degrado ambientale.

I legami tra queste situazioni critiche, a rapida e lenta evoluzione, e l’inquinamento sono evidenti. L’abbattimento dell’inquinamento atmosferico e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra procedono quasi sempre di pari passo. Contenere l’inquinamento delle acque e del suolo andrebbe a vantaggio della natura.

Anche una riduzione dello sfruttamento delle risorse e il passaggio a un’economia circolare ridimensionerebbe l’inquinamento.

Molte autorità sanitarie hanno segnalato che i cittadini con determinate patologie pregresse potrebbero essere più vulnerabili al COVID-19. Tra queste patologie pregresse figurano le malattie respiratorie, che, in alcuni casi, sono causate o aggravate dalla scarsa qualità dell’aria.

In molte città europee, le rigide misure di confinamento hanno determinato una drastica riduzione delle concentrazioni di alcuni dei principali inquinanti atmosferici. Questi shock non programmati, non rappresentano un modello di transizione ben gestita, ma hanno dimostrato che, riducendo il traffico automobilistico e modificando i nostri attuali modelli di mobilità, si può migliorare radicalmente la qualità dell’aria nelle città. 

L’essere umano e le istituzioni che abbiamo costruito sono strutturati per affrontare in modo efficiente un pericolo evidente e reale. Comprendere e contrastare catastrofi poco chiare, invisibili o a lenta evoluzione è più difficile. L’inquinamento rappresenta una di queste sfide.

Nella maggior parte dell’Europa, l’aria non sembra sporca, né a livello olfattivo nè come sensazione diffusa. Ogni anno, tuttavia, la scarsa qualità dell’aria causa la morte prematura di quasi mezzo milione di europei. In Europa l’acqua corrente è generalmente sicura da bere. Possiamo praticare la pesca e nuotare in molti dei nostri fiumi, laghi e zone costiere. Eppure, molti dei corpi idrici europei non sono in buone condizioni. I suoli europei risentono ancora dell’inquinamento rilasciato decenni o secoli fa.

I problemi sono evidenti, ma dobbiamo anche ricordare che le azioni e le politiche per contrastare l’inquinamento hanno fatto la differenza. Il numero di europei che muoiono prematuramente a causa della scarsa qualità dell’aria è meno della metà dell’inizio degli anni ’90. L’industria europea sta diventando più pulita, con una diminuzione delle emissioni nell’aria e nell’acqua. Le tecnologie avanzate per il trattamento delle acque reflue si estendono su un numero crescente di comunità. Le nostre pratiche agricole sono in lenta evoluzione.

Però possiamo e dobbiamo fare molto di più. Ciò richiederà una migliore attuazione delle politiche esistenti e anche obiettivi ambiziosi che mostrino un percorso verso la neutralità climatica, l’inquinamento zero, l’economia circolare, una natura sana e una giustizia sociale in questa transizione fondamentale verso la sostenibilità.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha definito, per la sua squadra, un ambizioso programma di priorità politiche per i prossimi cinque anni. Il Green Deal europeo e la sua ambizione di inquinamento zero delineano interventi che riflettono la necessità di affrontare l’emergenza climatica e della biodiversità da parte dei cittadini europei, garantendo nel contempo una transizione equa in cui non vengano trascurate le persone. Si tratta di un programma che potrebbe avere un’eredità duratura in Europa. 

Il lavoro svolto dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) ha dimostrato che i nostri sistemi di produzione e consumo insostenibili, in particolare quelli relativi all’alimentazione, alla mobilità e all’energia, costituiscono il fulcro delle nostre sfide in materia di sostenibilità, compreso l’inquinamento. Questi sistemi sono profondamente integrati nel nostro stile di vita e non si possono modificare da un giorno all’altro ma dobbiamo muoverci nella giusta direzione e la nostra ambizione deve essere commisurata alle nostre capacità.

Per la prima volta nella storia moderna abbiamo i mezzi per aspirare a produrre calore ed elettricità, spostarci e coltivare prodotti alimentari senza ripercussioni negative in termini di inquinamento. Non dobbiamo più accettare l’inquinamento che affligge l’uomo e l’ambiente come un inevitabile sottoprodotto del progresso.

L’Europa ha dimostrato che possiamo compiere progressi con una normativa incisiva e vincolante. Quando si vietano tecnologie dannose, troviamo modalità migliori per agire. Una migliore conoscenza e l’imposizione di un prezzo sufficientemente elevato per l’inquinamento si sono dimostrati efficaci. Esistono molti strumenti politici tra cui scegliere e, fintanto che la sfida è giusta, le persone troveranno il modo di muoversi nella giusta direzione.

L’EEA dispone di molte conoscenze e competenze da offrire in materia di inquinamento e altre sfide ambientali, nonché di soluzioni per affrontarle. Segnali EEA 2020 fornisce una panoramica delle questioni che cerchiamo di affrontare. 

«Mai più...» è un’espressione che il genere umano ha dovuto usare troppo spesso. Tuttavia, questa convinzione di non ripetere gli errori del passato e scongiurare le stesse tragedie ha anche portato a movimenti e istituzioni, compresa l’Unione europea, che hanno protetto le persone e fortificato le nostre società.

Il pacchetto per la ripresa «Next Generation EU» si propone di rimediare ai danni economici e sociali causati dalla pandemia di coronavirus. Il pacchetto riguarda le prossime generazioni, il nostro futuro, e il rilancio della nostra economia e della nostra società con modalità che rispettino i limiti del nostro pianeta e garantiscano il benessere a lungo termine delle persone.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, la valutazione storica dell’EEA dal titolo «L’ambiente in Europa: Stato e prospettive nel 2020» ha chiaramente dimostrato che, al momento, l’Europa si trova ad affrontare sfide ambientali di portata e urgenza senza precedenti. Nei prossimi 10 anni dobbiamo intervenire con urgenza per proteggere l’ambiente, il clima e le persone. 

 Hans Bruyninckx

Hans Bruyninckx
Direttore esecutivo dell’AEA

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