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Politiche sulla biodiversità

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I leader europei si sono accordati sull'obiettivo di fermare la perdita di biodiversità in Europa entro il 2010. Una serie di politiche a livello nazionale, comunitario e paneuropeo sta contribuendo a tale obiettivo. Molte politiche si concentrano su provvedimenti di protezione specifici per specie e habitat chiave. Tuttavia, se si vuole gestire la biodiversità in modo sostenibile, è di fondamentale importanza integrare le esigenze della biodiversità nello sviluppo e nell'attuazione di politiche settoriali. Questo è ciò che si propone di fare la strategia sulla biodiversità della Comunità europea.

Politiche dell'Unione europea

Nella sua strategia 2001 per lo sviluppo sostenibile, la stessa Unione europea ha fissato l'obiettivo di fermare la perdita di biodiversità e ripristinare gli habitat e i sistemi naturali entro il 2010. La comunicazione sulla biodiversità 2006 della Commissione europea costituisce il principale quadro politico. Essa aggiunge lo slancio necessario all'obiettivo 2010, dà espressione alle responsabilità delle istituzioni comunitarie e degli Stati membri e definisce un ambizioso approccio politico e piano d'azione, con la proposta di misure concrete.

Se il cambiamento climatico attira gran parte dell'attenzione dei media, la perdita di biodiversità costituisce una minaccia ancora più seria. Ciò è dovuto al fatto che il degrado degli ecosistemi raggiunge spesso un punto di non ritorno. E l'estinzione è un fenomeno irreversibile.

Stavros Dimas, commissario dell'Unione europea per l'ambiente, Settimana verde 2006

La politica di conservazione della natura dell'Unione europea si basa su due fondamenti legislativi principali:

Entrambe le direttive costituiscono la base della rete Natura 2000, una rete di riserve naturali che si estende in tutta l'Unione europea per salvaguardare le specie e gli habitat di particolare interesse per l'Europa. La politica di conservazione della natura dell'Unione europea usufruisce di uno strumento finanziario specifico, il fondo LIFE-Nature.

La perdita di biodiversità è causata principalmente da attività settoriali. La strategia sulla biodiversità 1998 della Comunità europea si concentra in modo specifico sull'integrazione delle problematiche della biodiversità nelle politiche settoriali, includendo la conservazione delle risorse naturali, l'agricoltura, la pesca, le politiche regionali e l'assetto del territorio, le foreste, l'energia e i trasporti, il turismo, lo sviluppo e la cooperazione economica.

Tra le altre politiche importanti per la biodiversità a livello dell'Unione europea figurano:

Politiche paneuropee e globali sulla biodiversità

Nel 1992, la Convenzione sulla diversità biologica (CBD) delle Nazioni Unite ha dato voce all'impegno della comunità internazionale ad affrontare la perdita di biodiversità. In risposta, la strategia paneuropea di diversità biologica e paesaggistica è stata approvata dai paesi che fanno parte della Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Europa. Integrata nel processo ministeriale "Ambiente per l'Europa", questa strategia fornisce l'unica piattaforma per la cooperazione paneuropea nell'affrontare la perdita di biodiversità.

Nel 2002 la CBD e il Vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile hanno approvato un obiettivo globale 2010 al fine di ridurre in misura significativa il tasso attuale di perdita della biodiversità entro il 2010. Nel 2003 i ministeri dell'ambiente a livello paneuropeo hanno raggiunto un accordo per fermare la perdita di biodiversità entro il 2010 con la risoluzione di Kiev sulla biodiversità.

La CBD sancisce l'obbligo di pianificazione della biodiversità a livello nazionale. I paesi devono sviluppare strategie nazionali per l'attuazione degli obiettivi della Convenzione e i relativi piani d'azione devono specificare i passi da compiere verso questi obiettivi. Un elenco di queste strategie e piani d'azione nazionali sulla biodiversità è disponibile sul sito web della CBD.

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