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Tu sei qui: Home / Pubblicazioni / L'ambiente in Europa: Seconda valutazione / 9. Acque interne

9. Acque interne

9. Acque interne

Conclusioni


A partire dal 1980 in molti paesi si è verificata una generale diminuzione del prelievo totale di acqua. Nella maggior parte di essi il prelievo per usi industriali è in via di lenta diminuzione dal 1980 per l’abbandono di lavorazioni industriali ad elevato impiego di acqua, per lo sviluppo dei servizi, per l’introduzione di tecnologie più efficienti e per la diffusione del riciclaggio. Tuttavia, il fabbisogno idrico nelle aree urbane continua in alcuni casi ad essere superiore alle risorse disponibili ed è prevedibile che si verifichino carenze nell’approvvigionamento. In futuro le riserve idriche potrebbero anche risentire delle conseguenze del cambiamento climatico.


Nei paesi mediterranei l’agricoltura è il settore in cui si registra il consumo idrico più elevato, principalmente per uso irriguo. La superficie irrigata e il prelievo di acqua destinata a questo uso risultano in costante aumento dal 1980. Nei paesi dell’Europa meridionale il 60% di tutta l’acqua prelevata è destinata ad uso irriguo. In alcune regioni l’eccessivo sfruttamento della falda freatica rispetto alle capacità di rigenerazione della stessa determina l’abbassamento della superficie freatica, il prosciugamento di zone umide e l’intrusione di acque salate nelle falde acquifere costiere. Fra gli strumenti per contenere il futuro fabbisogno idrico figurano misure per un impiego più efficiente delle risorse idriche, misure di controllo dei prezzi e piani di indirizzo dell’agricoltura.


Nonostante l’introduzione di obiettivi di qualità dell’acqua a livello comunitario e l’attenzione attribuita alla qualità dell’acqua all’interno del programma di azione ambientale per l’Europa centrale e orientale, non si segnalano miglioramenti complessivi della situazione dei fiumi rispetto ai dati del 1989/90. I dati relativi ai paesi europei indicano tendenze diverse senza nessun modello geografico prevalente. Si segnalano tuttavia alcuni progressi rispetto agli anni Settanta per quanto riguarda la situazione dei fiumi più inquinati.


Il fosforo e l’azoto continuano a provocare l’eutrofizzazione delle acque di superficie. L’utilizzo di tecniche più avanzate di trattamento delle acque reflue e la diminuzione delle emissioni provenienti dai grandi complessi industriali fra il 1980 e il 1995 hanno determinato un calo degli scarichi di fosforo nei fiumi, che in molti paesi è compreso fra il 40% e il 60%. Le concentrazioni di fosforo nelle acque superficiali sono diminuite in misura significativa, soprattutto nelle aree in precedenza più gravemente colpite dal fenomeno. Sono prevedibili ulteriori miglioramenti in quanto i tempi di recupero, soprattutto nei laghi, possono essere lunghi e richiedere molti anni.


Le concentrazioni in circa un quarto dei siti fluviali monitorati continuano tuttavia a essere dieci volte superiori rispetto a quelle riscontrate nelle acque di buona qualità. L’azoto, la cui principale fonte di emissione è l’agricoltura, non crea problemi particolari nei fiumi, ma può causare notevoli difficoltà una volta giunto nel mare; le emissioni devono pertanto essere ulteriormente contenute al fine di tutelare l’ambiente marino.


La qualità delle acque sotterranee risente dell’aumento dell’uso di nitrati e pesticidi in agricoltura. Le concentrazioni di nitrati, basse nell’Europa settentrionale, raggiungono invece livelli elevati in numerosi paesi dell’Europa occidentale e orientale, superando spesso i valori limite fissati dall’UE.


Fra il 1985 e il 1995 l’impiego di pesticidi nell’UE è diminuito. Ciò non indica tuttavia necessariamente una riduzione dell’impatto ambientale, dal momento che anche la gamma dei pesticidi in uso è cambiata. Le concentrazioni di determinati pesticidi nelle acque sotterranee superano spesso i valori massimi fissati dall’UE. In molti paesi si segnalano inoltre gravi contaminazioni dovute a metalli pesanti e a idrocarburi e composti organo-alogenati.


In numerose regioni europee, come ad esempio nelle regioni del Mare del Nord, del Mar Baltico, del Reno, dell’Elba e del Danubio, sono in atto politiche integrate di salvaguardia delle acque interne. Benché siano già stati ottenuti risultati importanti, occorre perseguire anche in futuro l’obiettivo di una più stretta integrazione delle politiche ambientali con le politiche economiche.


La politica agricola, in particolare, rappresenta lo strumento chiave per ridurre le emissioni da fonti diffuse, ma ciò continua a porre difficoltà di natura tecnica e politica. Nonostante nel quadro della riforma della PAC siano già in via di adozione misure volte a contenere l’impiego di nutrienti, occorrerà adoperarsi ulteriormente al fine di assicurare che provvedimenti come, ad esempio, la messa a riposo dei terreni agricoli siano finalizzati a ottimizzare i benefici dal punto di vista ambientale.


Le direttive UE relative ai nitrati e al trattamento delle acque reflue urbane dovrebbero indurre un considerevole miglioramento della qualità delle acque ma l’efficacia della loro attuazione dipenderà dalla misura in cui gli Stati membri individueranno le aree sensibili e le zone vulnerabili. La proposta di una direttiva quadro sulle acque richiederà inoltre la messa a punto di programmi integrati di gestione e miglioramento. Tale direttiva, se applicata uniformemente in tutta l’UE e associata all’adozione di un approccio basato sulla gestione della domanda, dovrebbe consentire un notevole miglioramento della qualità delle acque e una gestione sostenibile delle risorse idriche.

9.1. Introduzione

La maggior parte dei cittadini europei dispone oggi di adeguate quantità di acqua pulita e potabile. Le risorse idriche sono tuttavia minacciate dalle attività svolte dall’uomo e in diverse parti del continente la salute dei cittadini, il benessere e lo sviluppo economico sono compromessi dalla mancanza di quantità sufficienti di acqua di buona qualità.

Da secoli le popolazioni europee utilizzano le acque interne del continente per dissetarsi, per irrigare i campi, per smaltire le acque di scarico, per la pesca, per produrre elettricità e per il trasporto. Le acque interne di superficie rappresentano inoltre un aspetto importante del paesaggio europeo e gli ecosistemi che da esse dipendono svolgono un ruolo fondamentale per la biodiversità (cfr. capitolo 8). Negli ultimi anni, l’aumento della popolazione, l’industrializzazione, l’adozione di metodi intensivi in agricoltura, la canalizzazione, la creazione di bacini artificiali e la diffusione delle attività ricreative hanno aggravato le pressioni sulle acque interne di tutta Europa, determinando crescenti conflitti tra le diverse categorie di utenza e i diversi utilizzi. Tutti questi problemi, aggravati da siccità e inondazioni, diventate ormai tra le più comuni cause di disastri naturali (cfr. capitolo 13), rendono evidente la necessità di pervenire a un uso sostenibile delle risorse idriche.

Questo capitolo fornisce dati e informazioni sulla quantità e la qualità delle acque dei corpi idrici europei e sulle pressioni cui essi sono sottoposti. L’acidificazione, un fenomeno che sta compromettendo gravemente la qualità di fiumi e laghi in vaste zone d’Europa, è oggetto del capitolo 4.

Negli scorsi 25 anni sono state intraprese svariate iniziative politiche volte a combattere l’inquinamento delle acque di superficie a livello europeo. E dalla valutazione di Dobris sono stati effettivamente compiuti alcuni progressi sul fronte della riduzione dell’inquinamento delle acque di superficie prodotto dall’industria e dal settore domestico. Dalla metà degli anni Ottanta diversi paesi hanno ad esempio ridotto le emissioni di fosforo del 40-60%. L’agricoltura rimane tuttavia una fonte importante di inquinamento da fosforo in molti paesi e l’inquinamento da nitrati e da pesticidi rimane un problema in tutta Europa.

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