Globale e locale: energia sicura e a prezzi accessibili

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Article Pubblicato 25/09/2017 Ultima modifica 20/11/2017
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L’energia è una merce trattata sui mercati mondiali. Lo scarso accesso a fonti energetiche a prezzi convenienti, le interruzioni dei flussi di energia, la forte dipendenza dalle importazioni e le violente fluttuazioni dei prezzi sono tutti elementi che sono considerati potenziali debolezze, incidendo sull’economia e, di conseguenza, sul benessere sociale ed economico delle comunità interessate. Il rilancio della capacità di uso di energie rinnovabili in Europa e nel mondo può cambiare le norme della politica in materia di energia globale? Qual è il contributo dell’Unione dell’energia?

©Yusuf Onur Cepheli, My City /EEA

Un approvvigionamento energetico affidabile e conveniente è essenziale per la qualità della nostra vita. Molti dei prodotti e servizi che usiamo ogni giorno comportano il consumo di energia (un pasto casalingo, una temperatura ambiente piacevole nelle nostre case, docce calde, programmi televisivi e radiofonici, la consegna di pacchi acquistati online, i voli, un tragitto in autobus, una telefonata, interventi medici, ecc.). Un’interruzione della fornitura di energia può causare un blocco totale per molte attività.

Attualmente l’Unione europea (UE) importa poco più della metà del proprio consumo energetico interno, mentre una frazione più piccola dell’energia prodotta nell’UE viene esportata. Nonostante la diminuzione della loro percentuale rispetto al mix energetico complessivo e il calo generale del loro utilizzo, i combustibili fossili rimangono di gran lunga la fonte principale di energia, costituendo all’incirca i tre quarti del consumo energetico dell’UE nel 2015. Inoltre la dipendenza dell’UE dalle importazioni di combustibili fossili è aumentata. Nel 2005 sono state importate 2 tonnellate di combustibili fossili per ogni tonnellata prodotta nell’UE e, nel 2015, l’Unione ha importato 3 tonnellate di combustibili fossili per ogni tonnellata prodotta.

Russia e Norvegia sono i due maggiori esportatori nell’UE di petrolio greggio e gas naturale. Nel 2015 la Russia ha fornito il 29 % delle importazioni di petrolio greggio e il 37 % di quelle di gas naturale, seguita dalla Norvegia con il 12 % per quanto riguarda il petrolio greggio e il 32 % per quanto concerne il gas naturale. Tra il 2004 e il 2015, la Russia è anche diventata uno dei principali esportatori di combustibili solidi, come il carbone e la lignite, e ha fornito il 29 % delle importazioni nel 2015, seguita da Colombia e Stati Uniti.

Il tasso di dipendenza dalle importazioni energetiche varia significativamente da uno Stato membro dell’UE all’altro. Danimarca ed Estonia soddisfano quasi tutto il proprio fabbisogno di energia grazie alla produzione nazionale, mentre Malta, Lussemburgo e Cipro importano quasi tutta la loro energia. La dipendenza dalle importazioni, per uno Stato membro o per l’UE nel suo complesso, potrebbe rappresentare un rischio economico e geopolitico. Se si interrompesse il flusso internazionale di energia, gli effetti potrebbero estendersi ben al di là dei paesi esportatori e importatori.

Se s’interrompe il flusso

Come molte altre risorse, il petrolio e il gas naturale sono beni di commercio venduti sui mercati internazionali. Ogni giorno le oscillazioni di prezzo si possono considerare come risposte ai segnali del mercato, ad affermazioni politiche o persino a mere speculazioni di mercato. Negli ultimi settant’anni, i prezzi del petrolio greggio hanno oscillato da meno di 20 a più di 150 USD al barile ([1]). Alcune di queste fluttuazioni sono state frutto di gravi crisi dei prezzi scatenate dalla turbolenza politica nelle regioni di produzione petrolifera, dalla scarsità dell’offerta sui mercati globali a causa di una capacità produttiva limitata o da distorsioni del mercato dell’energia.

L’Ucraina non è solo un paese importatore, ma anche un importante paese di transito per l’energia, trasportando gas prodotto in Russia e nelle repubbliche dell’Asia Centrale verso l’Europa meridionale e sud-orientale. Il 1° gennaio 2009, in seguito a una controversia sui prezzi, la Russia ha interrotto i flussi di gas naturale verso l’Ucraina. Nel giro di qualche giorno, Bulgaria, Grecia, Polonia, Romania, Turchia e Ungheria hanno segnalato cali di pressione nei gasdotti. Gli impianti industriali principali hanno interrotto la produzione in Bulgaria, mentre la Slovacchia ha dichiarato lo stato di emergenza. Non è stato possibile riscaldare le case durante l’inverno del 2009, rivelatosi particolarmente freddo.

Controllando le quantità di energia disponibile sui mercati mondiali, i grandi produttori possono anche influenzare i prezzi. Per esempio, dopo la guerra dello Yom Kippur nel Medio Oriente nel 1973-1974, i prezzi del petrolio greggio sono saliti da 20 a più di 50 USD ([2]) nel giro di alcune settimane. La "prima crisi del petrolio" è stata scatenata, tra le altre cose, dalla decisione adottata da alcuni paesi esportatori di petrolio di aumentarne i prezzi all’esportazione del 70 % e bloccare le esportazioni in determinati paesi. Le ripercussioni sull’economia globale si sono fatte sentire immediatamente.

Data l’entità dei potenziali impatti socioeconomici, spesso i governi considerano una debolezza la dipendenza elevata dalle importazioni per le risorse chiave (per esempio il petrolio, il gas e l’elettricità in alcuni casi) e la dipendenza da un numero limitato di fornitori. A tal fine, molti paesi hanno messo in atto provvedimenti per far fronte alle interruzioni dei flussi, incrementando la loro capacità di stoccaggio dell’energia o diversificando le loro fonti. Alcuni paesi hanno effettuato ulteriori investimenti nella produzione di energia rinnovabile in seno ai propri territori, altri si sono collegati a reti transfrontaliere dell’energia e dell’elettricità. Analogamente, in alcuni paesi sono cambiati i comportamenti e i modelli di consumo energetico; alcune comunità sono dovute tornare alla combustione del legno per riscaldare le case, il che ha influito a sua volta sulla qualità dell’aria locale. In altri paesi, come la Danimarca, la scarsità di benzina negli anni ’70 ha indotto il pubblico a servirsi maggiormente della bici e le autorità pubbliche ad agevolare questo comportamento, costruendo grandi piste ciclabili.

La domanda di energia globale è destinata a crescere

La dipendenza dalle importazioni non è l’unico rischio legato all’approvvigionamento energetico. C’è anche la povertà energetica, definita come la mancanza di accesso a quantità sufficienti di energia a prezzi convenienti, che potrebbe essere causata dal fatto di non essere collegati alle principali reti di energia. Spesso grandi strutture di produzione che offrono posti di lavoro alle comunità locali si basano sull’accesso a un approvvigionamento energetico ininterrotto e alle reti di trasporto.

Nei prossimi decenni si prevede un aumento del consumo energetico mondiale. Nella sua relazione World energy outlook 2016 (Prospettive energetiche mondiali del 2016), l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) ritiene che entro il 2040 si verificherà un aumento del 30 % della domanda mondiale di energia, oltre ad attendersi un aumento del consumo di tutti i moderni combustibili. Si prevede una rapidissima crescita nel settore dell’energie rinnovabili. È prevista una crescita anche per quanto riguarda il consumo di petrolio, ma a un ritmo più lento rispetto al gas naturale, mentre il consumo di carbone dovrebbe subire uno stop, nonostante la sua rapida espansione negli ultimi anni. L’AIE afferma inoltre che nel 2040 centinaia di milioni di persone nel mondo non avranno ancora l’elettricità in casa o dovranno fare affidamento sulla biomassa per cuocere gli alimenti. Lo scenario di crescita mostrato dall’AIE riflette peraltro una transizione geografica della domanda di energia verso i paesi in via di industrializzazione e urbanizzazione in Asia, Africa e Sud America.

Alla ricerca di alternative

L’aumento del fabbisogno di energia mobilita tanto i paesi quanto le società energetiche alla ricerca di fonti alternative, una ricerca che può consistere nel vaglio delle riserve di petrolio e di gas in aree e regioni che fino a poco tempo fa erano rimaste ampiamente intatte o inutilizzate, come l’Artide o le sabbie catramifere in Canada, e può comportare il ricorso a nuove tecnologie (per esempio quelle impiegate nello sfruttamento degli oli di scisto e del gas) per estrarre riserve note che in precedenza non erano raggiungibili né redditizie. Il calo della produzione petrolifera nel Medio Oriente potrebbe essere compensato dall’aumento della produzione degli oli di scisto negli Stati Uniti. L’esplorazione e l’estrazione possono causare inquinamento, fuoriuscite di idrocarburi e altri danni ambientali, non solo in loco ma anche lungo le rotte di trasporto.

Analogamente, la crescita prevista del fabbisogno energetico potrebbe stimolare gli investimenti nell’energie pulite e rinnovabili. La Cina, una delle economie in maggiore crescita al mondo, ha ampiamente soddisfatto il proprio crescente fabbisogno energetico investendo in grandi dighe e impianti alimentati a carbone. Nel gennaio 2017, tuttavia, l’amministrazione nazionale cinese per l’energia ha annunciato la cancellazione dei piani per oltre 100 centrali a carbone, che si aggiunge alle cancellazioni annunciate nel 2016, riguardanti centrali già in costruzione. Sembra che la crescita delle preoccupazioni per la bassa qualità dell’aria e una diffusione delle rinnovabili più rapida del previsto abbiano agevolato la decisione di abbandonare progressivamente il carbone. Una decisione, questa, che non comporterà solo miglioramenti per la qualità dell’aria, ma contribuirà anche all’impegno di limitare i cambiamenti climatici.

Sfruttare il potenziale dell’energie rinnovabili

Quando si affronta la questione di un approvvigionamento sicuro e ininterrotto di energia a costi accessibili, due sono le domande in gioco: quanta energia è disponibile e dove si trova. Basarsi su fonti energetiche locali e rinnovabili potrebbe essere la soluzione migliore in termini sia di impatto ambientale che di dipendenza dalle importazioni. Inoltre, l’efficienza energetica (che in generale significa ottenere di più dal carburante in questione) è fondamentale.

La capacità di produzione energetica varia da una regione all’altra e da un paese all’altro. A seconda della loro ubicazione, delle risorse naturali di cui dispongono, della loro topografia e dalle tecnologie disponibili, paesi e regioni possono ottimizzare le proprie risorse energetiche. Alcuni Stati potrebbero disporre di un potenziale più elevato di produzione di energia solare, mentre altri potrebbero fare maggiormente assegnamento sull’energia eolica, idroelettrica, mareomotrice o sulla biomassa locale.

Una combinazione di diverse fonti è una delle chiavi per garantire un costante approvvigionamento energetico finché sarà possibile stoccare e trasportare energia pulita e rinnovabile in quantità sufficienti, permettendone l’uso in un secondo momento e in qualsiasi luogo. Le preoccupazioni per la sicurezza energetica possono indurre anche i paesi che esportano energia a investire nelle fonti rinnovabili locali.

Se vengono mantenuti i tassi di estrazione attuali, le riserve note di combustibili fossili convenzionali si esauriranno nel giro di alcuni decenni, ma continuerà ad esserci domanda di energia anche in seguito. Ciò considerato, vi sono due approcci di base per determinare come soddisfare il fabbisogno energetico futuro. In base al primo approccio, i produttori di energia potrebbero scegliere di vagliare e sfruttare altre forme di combustibili fossili, come le sabbie catramifere o il gas di scisto, oppure potrebbero espandere le loro attività in nuove regioni che finora sono rimaste relativamente inutilizzate. In base al secondo approccio, il fabbisogno futuro potrebbe essere soddisfatto utilizzando solo le rinnovabili, sostituendo le infrastrutture esistenti e lasciando intatte le riserve di carburanti fossili nel terreno.

Alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, hanno optato per lo sfruttamento dell’olio di scisto e delle sabbie catramifere, mentre altri, tra cui alcuni paesi dipendenti dal carbone e dal petrolio come l’Arabia Saudita e la Cina, hanno recentemente espresso il proprio interesse e impegno nei confronti delle rinnovabili. L’Arabia Saudita (il maggior produttore ed esportatore di petrolio greggio nel mondo) è ugualmente ben disposta nei confronti dell’energia solare e di quella eolica. Infatti, nell’ambito della sua avanzata verso l’energia rinnovabile, nel febbraio 2017 l’Arabia Saudita ha annunciato investimenti per 50 miliardi di USD entro il 2023, al fine di sviluppare una capacità produttiva di energia solare ed eolica di 700 megawatt.

La pianificazione di vantaggi nel lungo periodo

La scelta del tipo di carburante, però, non è sempre determinata dalla topografia, dai mercati o dalla domanda mondiale. Scelte come questa potrebbero basarsi sull’occupazione e, in ultima analisi, sul benessere economico delle comunità interessate. L’economia di alcuni paesi e regioni può dipendere pesantemente dall’abbondanza a livello locale di un tipo di combustibile fossile come il carbone o il petrolio; la diversificazione del mix energetico e il passaggio verso le rinnovabili potrebbero influire sull’economia locale e, più concretamente, implicare una perdita di posti di lavoro. Ciò considerato, il successo di una transizione richiede spesso la comprensione del contesto sociale e l’offerta di opportunità alternative di impiego per la forza lavoro locale.

In tale contesto, la dipendenza dalle esportazioni può essere una debolezza quanto la dipendenza dalle importazioni. Cosa succede se il tuo paese ha investito e continua a investire in una fonte energetica che non ha un futuro? E se l’economia dipende in grande misura dalle esportazioni di energia ma gli acquirenti preferiscono alternative più pulite? La diversificazione delle fonti energetiche e l’investimento nell’energia rinnovabile sono ugualmente pertinenti e fondamentali per il futuro economico di un paese.

Reti e mercati energetici con collegamenti migliori nell’ambito dell’UE possono di fatto contribuire a promuovere la diversità delle fonti energetiche e agevolare l’accesso a un’energia più pulita, garantendo al contempo un approvvigionamento affidabile. Possono addirittura fungere, in una certa misura, da ammortizzatori contro le energetiche globali e forti fluttuazioni di prezzo. Anche una capacità di produzione di energia maggiormente decentrata (per esempio tramite pannelli solari installati sui tetti che alimentano la rete elettrica) e una migliore gestione della domanda e dell’offerta (per esempio tramite contatori intelligenti) potrebbero risultare utili. La strategia dell’Unione dell’energia dell’UE mira ad affrontare, tra le altre cose, aspetti fondamentali come la sicurezza e l’efficienza energetiche, oltre ad attribuire ai consumatori un ruolo più significativo in un mercato dell’energia pienamente integrato per garantire un approvvigionamento regolare di energia rispettosa del clima a prezzi accessibili per tutti i consumatori di energia.



([1])            Prezzi reali del 2015 relativi al West Texas Intermediate.

([2])            Prezzi reali del 2015 relativi al West Texas Intermediate.

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