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Intervista - Proteggere la natura in un clima in cambiamento: le nostre azioni devono concentrarsi sulla resilienza

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Article Pubblicato 17/05/2022 Ultima modifica 07/06/2022
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Dalle mutazioni degli habitat delle specie e le comunità, alla disponibilità idrica, alle stagioni di fioritura: l’impatto dei cambiamenti climatici si ripercuote su ecosistemi e biodiversità. Abbiamo chiesto alla professoressa Beate Jessel, presidente dell’Agenzia federale tedesca per la conservazione della natura, quali sono i legami tra biodiversità e cambiamenti climatici e che azioni si potrebbero intraprendere per potenziare la resilienza della natura in un clima in cambiamento.

In che modo i cambiamenti climatici provocano un impatto sulla natura?

I cambiamenti climatici stanno seriamente modificando le condizioni di vita di numerose specie mediante l’aumento delle temperature, le alterazioni nella distribuzione delle precipitazioni e gli eventi meteorologici estremi che si verificano con maggiore frequenza, come piogge torrenziali, ondate di calore e siccità. Le conseguenze sono la modifica degli habitat di numerose specie e della stagionalità di queste ultime, nonché la composizione delle loro comunità. Un effetto della riduzione del bilancio idrologico estivo mette in condizione di pericolo soprattutto le specie che popolano le zone umide e i corpi idrici. La siccità che ha investito la Germania nelle estati del 2018 e 2019 ha gravemente danneggiato o colpito perfino gli alberi a foglie decidue.

Alcune specie che condividevano l’habitat, come la rara farfalla azzurra della sanguisorba (Phengaris teleius) e le specie preda dei suoi bruchi, la salvastrella maggiore (Sanguisorba officinalis), hanno spostato il proprio habitat in altre aree climaticamente più adeguate. Questo ha provocato un disaccoppiamento spaziale, che ha portato ad un declino nella popolazione di farfalle. Analogamente, il disaccoppiamento temporale si verifica anche, ad esempio, quando gli insetti iniziano a volare prima che le piante di cui si nutrono siano in fiore, o nel caso del cuculo, i cui uccelli ospiti iniziano a riprodursi prima che il cuculo rientri dai luoghi di svernamento. Inoltre, le specie tipiche di regioni più calde, tra cui quelle potenzialmente invasive, possono migrare e cambiare la struttura delle relazioni tra le specie.

La natura è in grado di fornirci soluzioni per affrontare alcuni di questi impatti?

La natura è dotata di un eccellente potenziale per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici. Esistono poi numerose «soluzioni basate sulla natura» che non solo favoriscono l’adattamento ai cambiamenti climatici, ma offrono anche molteplici sinergie. I progetti di ripristino delle aree inondabili, ad esempio, sono un’efficace soluzione per ridurre i livelli d’acqua dei fiumi in caso di eventi di piena estremi e contribuiscono anche alla ritenzione dei nutrienti.

Su scala globale, le soluzioni basate sulla natura sono già un componente importante per far fronte agli impatti dei cambiamenti climatici. 

Il ripristino delle paludi salmastre favorisce la protezione delle coste nelle zone temperate, mentre con le mangrovie è possibile ridurre significativamente gli effetti delle inondazioni nelle regioni costiere tropicali. Parimenti, il ripristino dello stato di umidità delle torbiere è in grado di diminuire gli effetti della siccità. L’applicazione attenta di tali soluzioni basate sulla natura può apportare significativi vantaggi socioeconomici e un guadagno netto in termini di natura e biodiversità.

Su scala globale, le soluzioni basate sulla natura sono già un componente importante per far fronte agli impatti dei cambiamenti climatici. Possediamo le conoscenze, i dati e gli strumenti per implementarle.

Cos’è necessario per promuovere la resilienza della natura verso i cambiamenti climatici?

Per potenziare la resilienza ai cambiamenti climatici della natura, è necessaria una rete di aree protette ben connesse tra loro. La rete europea di aree protette Natura 2000 è vitale per la conservazione delle specie e degli habitat.

Queste aree protette devono essere «pronte per i cambiamenti climatici», affinché possano continuare ad assolvere la propria funzione. Questo si traduce nella necessità di ridurre i fattori di pressione esistenti dentro e fuori le aree protette, ad esempio quelli dovuti a un uso intensivo del suolo, come il rilascio di alte quantità nutrienti e pesticidi e le forti alterazioni del bilancio idrologico. Tuttavia, occorre anche rafforzare la resilienza delle aree protette attraverso misure preventive aggiuntive, come il miglioramento della gestione delle risorse idriche all’interno dell’area e a livello paesaggistico.

Per fornire habitat alternativi con condizioni (micro) climatiche adatte alle specie sensibili e permettere a queste specie di raggiungere quegli habitat, occorre ampliare le aree protette per includere una gamma più ampia di altitudini ed esposizioni, ed è necessario migliorarne la connettività. Inoltre, le aree protette devono essere soggette a gestione adattativa per riuscire a calibrare gli obiettivi di protezione, affinché corrispondano alle alterazioni temporali causate dai cambiamenti climatici.

È altrettanto importante considerare l’uso del suolo nel suo complesso. La silvicoltura e l’agricoltura devono modificare i propri canoni di gestione per mitigare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Per rispondere con maggiore efficacia alle sfide dei cambiamenti climatici, è necessario, per esempio, rivedere gli attuali concetti di gestione selvicolturale, gli strumenti di controllo e i criteri di pianificazione. Deve essere enfatizzato il potenziamento della capacità di auto-organizzazione degli ecosistemi, ad esempio impedendo l’introduzione di specie aliene invasive, utilizzando specie forestali native o applicando concetti di gestione vicini alla natura.

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Ultimo punto, ma non meno importante, è la necessità di prestare maggiore attenzione alla natura urbana, ad esempio creando reti di infrastrutture verdi e blu per adattarsi ad un clima che sta cambiando.

© Máté Ladjánszki, REDISCOVER Nature /EEA

 

In base alle Sue esperienze, che tipo di sfide prevede?

Benché la protezione del clima al momento stia acquisendo un’importanza politica, non dobbiamo dimenticare che le questioni di mitigazione dei cambiamenti climatici, le strategie di adattamento e la conservazione della biodiversità non devono essere in contrapposizione.

La transizione energetica in Germania è un ottimo esempio delle opportunità e delle sfide che generano al contempo la riduzione della domanda di energia, lo sviluppo delle fonti di energia e la presa in considerazione degli aspetti di conservazione della natura. Dobbiamo sfruttare le sinergie che emergono da misure combinate contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

Ad esempio, la protezione e la gestione sostenibile di foreste e terreni erbosi offrono entrambi: servizi ecosistemici come lo stoccaggio del carbonio e biomasse per la produzione di materiali e di energia. Se ci concentriamo unilateralmente sulle misure di mitigazione dei cambiamenti climatici a breve termine, come la massimizzazione della produzione di biomassa per sostituire l’energia fossile, potremmo compromettere la biodiversità delle foreste e pertanto probabilmente ridurre la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici.

Le strategie di conservazione della natura e di gestione sostenibile devono prendere meglio in considerazione le dinamiche e l’imprevedibilità dei cambiamenti climatici e la complessità delle risposte dei sistemi ecologici a tali cambiamenti. Ciò significa che la conservazione della natura deve allontanarsi dal suo interesse tradizionale per la conservazione e la protezione degli oggetti rigidi e deve permettere sempre di più i processi dinamici e promuovere la resilienza degli ecosistemi. Nel caso delle foreste, comporta un allontanamento dal tradizionale paradigma di gestione preventiva verso un paradigma di gestione graduale e adattativa della natura più orientato ai processi.

Esistono iniziative che sono riuscite a potenziare la resilienza della natura?

Svariati progetti di ripristino delle aree inondabili, come il progetto di conservazione della natura su vasta scala «Mittlere Elbe» e il progetto di ripristino delle aree inondabili sul fiume Elba nell’area «Hohe Garbe», sono risultati molto efficaci nel rafforzare la resilienza degli ecosistemi di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici. Vaste aree inondabili sono state ricollegate al fiume Elba attraverso una ricollocazione o una rottura degli argini e ora sono nuovamente soggette a un regime di inondazione quasi naturale.

Queste misure non hanno solo allargato l’area di inondazione e quindi l’area di ritenzione dell’Elba, con un conseguente abbassamento del carico idrico durante gli eventi di piena, ma hanno migliorato la resilienza di quegli habitat a siccità e ai periodi secchi.

 

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Dr Beate Jessel
Presidente dell’Agenzia federale tedesca per la conservazione della natura

 

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