Intervista – La contaminazione del suolo: l’inquietante eredità dell’industrializzazione

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Article Pubblicato 05/12/2019 Ultima modifica 20/12/2019
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La contaminazione del suolo è una questione strettamente collegata al nostro comune passato e fa parte del percorso che ha portato l’Europa a essere all’avanguardia dapprima nell’industrializzazione e poi nella protezione dell’ambiente a livello mondiale. Abbiamo parlato con Mark Kibblewhite, professore emerito presso la Cranfield University (Regno Unito) e uno dei maggiori esperti di suolo europei, per comprendere meglio il problema della contaminazione del suolo.

Cosa significa «contaminazione del suolo»?

In linea di principio, il suolo contaminato è un suolo cui sono state aggiunte sostanze derivanti dall’attività dell’uomo. La contaminazione può avvenire direttamente o indirettamente; inoltre, potrebbe essersi verificata molto tempo addietro o può essere in atto proprio adesso. È un problema grave quando il terreno è destinato a un uso che può comportare l’esposizione di persone ai contaminanti del suolo. L’eliminazione della contaminazione del suolo è complessa e spesso anche molto costosa. Per una generazione è molto oneroso rimediare ai disastri combinati dalle generazioni precedenti.

Quali sono le principali fonti di contaminazione del suolo? Cosa si può fare per porvi rimedio?

Contaminanti differenti hanno origini diverse, ma le principali fonti di contaminazione sono probabilmente le attività industriali pregresse. L’eredità che esse ci hanno lasciato consiste in aree con suoli gravemente contaminati, principalmente a causa della presenza di metalli, catrame e altre sostanze associate. Un’altra fonte importante è l’attività militare, compresa quella sui campi di addestramento. Ad esempio, uno dei casi peggiori di contaminazione del suolo in Europa è l’ex Jugoslavia, dove venivano utilizzate le mine anti-uomo, che causano una forma estrema di contaminazione del suolo.

La gamma dei diversi tipi di contaminanti è ampia e comprende non soltanto metalli ma anche varie molecole organiche, patogeni, materiali biologicamente attivi, sostanze radioattive e altro ancora – e tutti questi contaminanti hanno origini diverse.

Negli ultimi 30-40 anni l’adozione di norme e regolamenti ha permesso di ottenere risultati sempre migliori in termini di prevenzione della contaminazione del suolo. Molti siti fortemente contaminati sono già stati risanati; molti altri, tuttavia, non sono stati ancora sottoposti a trattamenti. Per ridurre il rischio di contaminazione del suolo si possono impiegare moltissime tecnologie in grado di rimuovere i contaminanti o di contenerli. La questione dirimente è il livello di rischio residuale che siamo disposti ad accettare tenuto conto dei costi del risanamento.

Quanta contaminazione passata siamo in grado di eliminare? Come vengono selezionati i siti da risanare?

I due grandi fattori alla base del risanamento del suolo sono i rischi che i contaminanti comportano per la salute umana e per la qualità delle acque di superficie e delle falde freatiche. Per conseguire gli obiettivi della direttiva quadro sulle acque[i] sarà probabilmente necessario risanare il suolo, in modo da proteggere i sistemi ecologici acquatici. Un terzo fattore è la necessità di garantire la produzione agricola, la salute delle piante e la sicurezza alimentare.

Molto dipende dall’uso finale del suolo e dalla disponibilità di finanziamenti da parte di imprenditori. Nelle città con una lunga storia di sviluppo industriale, i suoli contaminati nelle aree di elevato valore economico, come i distretti commerciali o i grandi insediamenti presso specchi d’acqua, sono già stati in gran parte risanati, e quindi i rischi sono contenuti. Questo è uno sviluppo positivo; diversamente, nelle aree ancora prive di rilevanza economica, spesso non è possibile ottenere finanziamenti da destinare al risanamento.

Abbiamo compiuto enormi progressi nel risanamento dei suoli in Europa, ma continuiamo ad avere un problema. Nel nostro continente ci sono molti luoghi in cui mancano tuttora incentivi economici e motivazioni per il risanamento dei suoli contaminati. In conclusione, la questione fondamentale è decidere quale livello di rischio siamo disposti ad accettare e cosa intendiamo fare in caso di superamento di tale livello.

In che modo l’agricoltura è collegata alla contaminazione del suolo?

Due metalli sono rilevanti in questo contesto: il cadmio e il rame. Il cadmio è un’impurità contenuta nei fertilizzanti a base di fosfati, e nei terreni in cui vengono utilizzati tali fertilizzanti c’è sempre una quantità aggiuntiva di cadmio. Le quantità possono essere molto piccole, però si accumulano continuamente. Essendo il cadmio una sostanza cancerogena, i suoi accumuli vanno monitorati con cura. Molto è già stato fatto e si sta ancora facendo per quantificare l’entità del problema e studiare come ridurre il contenuto di cadmio nei fertilizzanti. Il rame si trova nelle aree una volta destinate a vigneti, dove era tradizionalmente utilizzato come fungicida. Sfortunatamente, questa sostanza si è accumulata nel suolo. Una volta aggiunti al suolo, il cadmio, il rame e gli altri metalli vi restano e le possibilità di rimuoverli sono realisticamente assai esigue.

Un altro problema collegato all’agricoltura è quello dei pesticidi. Sappiamo, ad esempio, che i pesticidi organoclorurati, sebbene vietati ormai da tempo, sono tuttora presenti nei suoli di tutta l’Europa. L’attenzione per l’impatto di questi pesticidi sulla flora e la fauna del suolo si è notevolmente ridotta a seguito dell’avvento dei pesticidi attuali. I pesticidi organoclorurati possono creare problemi che non sono stati ancora rilevati. Inoltre, a mio parere il nostro quadro normativo in materia di impatto sul suolo delle sostanze chimiche utilizzate in agricoltura è alquanto debole.

In che modo la contaminazione del suolo compromette la biodiversità?

Le nostre conoscenze sull’impatto causato dalla contaminazione del suolo sulla flora e la fauna nonché sulle funzioni del suolo sono relativamente scarse; inoltre, emergono attualmente alcune complicazioni collegate alla contaminazione del suolo e alla biodiversità sopra il suolo. Molti siti in Europa sono abbandonati ormai da decenni e, di conseguenza, sono diventati importanti riserve di specie e biodiversità a seguito del processo di rigenerazione naturale. Il risanamento di questi siti potrebbe danneggiare la loro biodiversità.

In un’ottica globale, dobbiamo riconoscere che specialmente le nostre emissioni trasportate nell’atmosfera possono contaminare il suolo in luoghi molto lontani e influenzarne la biodiversità; abbiamo quindi la responsabilità di accertarci che tali emissioni siano ridotte al minimo. Anche nelle regioni polari e in altre aree molto remote troviamo contaminanti che sono interamente di origine umana.

Quali altri tipi di conoscenze mancano in materia di contaminazione del suolo? Quali sono le problematiche emergenti?

Probabilmente abbiamo sottovalutato la radioattività in quanto problema. Pur trattandosi di un problema diffuso di minore rilevanza, ci sono alcune aree a maggiore concentrazione, come le città con vecchi laboratori di gioielleria e orologeria. In queste aree possono esservi livelli più elevati di contaminazione radioattiva del suolo a causa delle sostanze luminescenti e d’altro tipo utilizzate in passato nei piccoli laboratori.

Combinando le nuove serie di dati spaziali con le informazioni sul suolo, potremo avere un quadro molto più preciso dell’ubicazione dei siti contaminati. Parallelamente, gli studi epidemiologici stanno diventando sempre più sofisticati e ora disponiamo di una quantità crescente di informazioni sui casi di malattie collegate a determinate aree. In presenza di entrambi questi fattori, si può concludere che alcune malattie riscontrate nell’insieme della popolazione sono sicuramente da ricondurre alla contaminazione del suolo – una relazione che finora è stato difficile dimostrare.

Cosa dobbiamo fare per ottenere risultati positivi in futuro?

La cosa migliore da fare per il futuro è prevenire un’ulteriore contaminazione del suolo. Possiamo basarci sulle norme vigenti in materia di controllo della contaminazione dei suoli industriali, oltre a coinvolgere più direttamente i cittadini. Il problema della plastica è un buon esempio in tal senso. Esiste già un movimento spontaneo di cittadini che mira a ridurre l’uso della plastica, e personalmente sono molto ottimista circa la possibilità che le persone diventino più consapevoli dell’impatto delle loro azioni individuali e modifichino di conseguenza i propri comportamenti – con effetti positivi sulla gestione generale del suolo, contaminazione inclusa.

Mark Kibblewhite

Professore emerito, Cranfield University, Bedford, Regno Unito

 

 



 

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