prossimo
precedente
voci

Article

Estate 2022: vivere in uno stato di crisi multiple

Cambia la lingua
Article Pubblicato 13/10/2022 Ultima modifica 06/12/2022
5 min read
Sembra che stiamo vivendo una crisi dopo l’altra: una pandemia, ondate di calore estremo e siccità dovute ai cambiamenti climatici, inflazione, guerra e una crisi energetica. Questo inverno sarà probabilmente caratterizzato da una continua incertezza e da un’elevata volatilità nei mercati globali come l’energia e i prodotti alimentari, che interesseranno alcuni paesi e gruppi più di altri. Affrontare queste crisi, soprattutto a lungo termine, richiede un impegno politico solido e investimenti nella sostenibilità per rafforzare la resilienza delle nostre società.

La pandemia di COVID-19 ha causato oltre mezzo milione di decessi nell’UE dal suo inizio e non è terminata. Grazie a vasti programmi di vaccinazione e a una crescente immunità di gregge, la pandemia ha rallentato e la salute delle persone è tutelata meglio, tuttavia nell’ultima settimana sono stati registrati più di 1 000 000 di nuovi casi. Con l’arrivo dell’inverno e della stagione influenzale, potremmo affrontare altre varianti e un aumento dei casi.

La pandemia è stata uno dei fattori scatenanti dell’incertezza economica e della vulnerabilità, che mettono a dura prova le finanze pubbliche e portano a ridefinire le priorità delle politiche. La situazione è stata ulteriormente aggravata dalla guerra in Ucraina, che ha generato enormi sofferenze umane sul campo ma ha anche acuito le difficoltà economiche. Alla fine di agosto, il tasso annuo di inflazione nella zona euro era stimato al 9,1 %. L’aumento dei prezzi dell’energia, una componente del calcolo dell’inflazione complessiva, è stato superiore al 38 %. Si prevede che questa elevata inflazione sarà accompagnata da una stagnazione nell’economia, che era in ripresa dopo la pandemia. I redditi non sono rimasti al passo con l’inflazione, che continuerà a erodere il potere d’acquisto in Europa e nel mondo.

Estate 2022: calore estremo, siccità e incendi boschivi

Nel corso dell’estate la crisi climatica è stata al centro dell’attenzione dei media. La scienza invia da decenni segnali forti circa il fatto che il nostro clima sta cambiando e che ciò avrà un impatto su tutti gli aspetti della nostra vita. Per milioni di europei i cambiamenti climatici non sono più uno scenario ipotetico di potenziali impatti in futuro; quest’estate sono diventati una realtà quotidiana. Vaste regioni d’Europa hanno subito intense ondate di calore, che in molte zone hanno superato i 40 ºC.

Le temperature medie di quest’estate in Europa sono state le più alte mai registrate. Il calore estremo ha anche determinato un aumento dei rischi di siccità. L’agosto 2022 è stato generalmente molto più secco della media in gran parte dell’Europa occidentale e in alcune parti dell’Europa orientale. In effetti, in molte parti d’Europa sono state registrate precipitazioni al di sotto della media per diversi anni consecutivi. Tuttavia, in gran parte della Scandinavia e in alcune parti dell’Europa meridionale e sudorientale, l’estate è stata più piovosa del solito. Ciò nonostante, secondo una recente valutazione del Centro comune di ricerca della Commissione europea, questa incertezza e volatilità climatica non hanno inciso sul fatto che alla fine di agosto del 2022 quasi due terzi dell’Europa siano stati minacciati dalla siccità, probabilmente «la peggiore da almeno 500 anni».

Il calore estremo e la ridotta umidità del suolo aumentano il rischio di incendi boschivi. Fino ad ora, quest’anno nell’UE sono bruciati in incendi boschivi 700 000 ettari, una cifra record. Secondo il Sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi, la Spagna finora è la più colpita, con oltre 283 000 ettari bruciati (corrispondenti a una superficie leggermente superiore a quella del Lussemburgo), seguita da Romania (150 735 ettari), Portogallo (86 631 ettari), Francia (62 102 ettari) e Italia (42 835 ettari).

Questi effetti sul clima si inseriscono nel contesto di una più ampia crisi della biodiversità, causata dallo sfruttamento eccessivo, dal degrado degli ecosistemi, dall’inquinamento e sempre più esacerbata dai cambiamenti climatici. Molti ecosistemi, dal suolo agli habitat marini, sono a rischio e numerose specie sono minacciate dall’estinzione. Il degrado ambientale incide sulla nostra salute e sul nostro benessere, nonché sulla nostra capacità di far fronte ai cambiamenti climatici.

Queste crisi sono globali e interconnesse. Sono le conseguenze di sistemi di produzione e consumo non sostenibili in un’economia globalizzata. Ad oggi, oltre 6,5 milioni di persone hanno perso la vita a causa della pandemia di COVID-19. Quest’estate il subcontinente indiano è stato colpito da un’ondata di calore estremo. Un terzo del Pakistan è stato inondato. Temperature globali estreme hanno provocato il rapido scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya e le conseguenti inondazioni hanno causato lo sfollamento di 32 milioni di pakistani, che hanno urgente bisogno di asilo, cibo e medicinali. L’entità della devastazione osservata in Pakistan o la gravità del tifone nella Corea del Sud o gli incendi boschivi in corso e la siccità in California hanno superato le previsioni.

Gli effetti delle inondazioni in Pakistan si faranno sentire in tutto il mondo. Il Pakistan è un importante produttore e consumatore di riso, uno dei principali prodotti di base del mercato alimentare globale, già messo a dura prova dalla guerra in Ucraina. I prezzi dei prodotti alimentari e i mercati sono volatili e devono far fronte a potenziali perturbazioni nelle catene di approvvigionamento. È probabile che la siccità in Europa influisca ulteriormente sui prezzi, aggravando la crisi del costo della vita.

Guerra in Ucraina e crisi energetica

La guerra in Ucraina ha causato anche lo sfollamento di milioni di persone, perdite di vite umane, inquinamento ambientale e distruzione di infrastrutture fondamentali. Si tratta di una crisi umanitaria che richiederà anni, se non decenni, per essere superata. La guerra ha innescato anche una crisi economica ed energetica in Europa. In risposta all’aggressione russa, l’Unione europea ha imposto sanzioni economiche alla Russia, sottoponendo a controllo le importazioni di combustibili fossili dalla Russia.

Per molti Stati membri dell’UE la Russia è stata il principale fornitore di energia, ma la Commissione europea e gli Stati membri stanno ora cercando di ridurre tale dipendenza. All’inizio di settembre la Russia ha interrotto le forniture di gas del gasdotto Nord Stream 1, che prima della guerra forniva quasi il 40 % delle importazioni di gas naturale all’UE.

L’attuale crisi energetica in Europa è duplice: i prezzi dell’energia sono aumentati drasticamente e l’Europa deve far fronte a un approvvigionamento limitato nei prossimi mesi invernali. Molti paesi europei hanno iniziato a mettere in atto misure urgenti per ridurre i consumi, garantire la sicurezza energetica e prevenire gli sprechi, nonché per limitare l’impatto dell’aumento delle bollette energetiche sulle famiglie.

Sostenibilità: l’unica via praticabile per il futuro

Questo quadro di crisi multiple e simultanee, che non abbiamo mai vissuto prima, è complesso e impegnativo. Come in tutte le crisi, alcuni paesi e comunità saranno colpiti più di altri. Molte famiglie in Europa e in tutto il pianeta sono preoccupate per la loro capacità di far fronte alle esigenze di base, quali cibo e riscaldamento. Siamo vulnerabili.

Anche i nostri sistemi naturali, la nostra salute e l’economia sono vulnerabili. La maggior parte delle crisi globali indica un’unica causa di fondo: l’uso non sostenibile delle risorse del nostro pianeta.

Tuttavia, l’UE e altri paesi hanno indicato un modo per affrontare questa causa di fondo attraverso azioni a favore del clima e dell’ambiente.

Con il Green Deal europeo, l’UE ha fissato obiettivi ambiziosi per affrontare le cause di queste crisi: trasformare i nostri sistemi energetici, ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, investire in fonti energetiche pulite e rinnovabili, ripristinare la natura e rafforzare la circolarità nella nostra economia, garantendo al contempo una transizione giusta in cui sosteniamo le persone più colpite.

La transizione necessaria non sarà facile: richiederà tempo e denaro. Tuttavia, con queste molteplici crisi che hanno ripercussioni su di noi, che si tratti di carenze energetiche, eventi meteorologici estremi o aumento dell’inflazione, non abbiamo altra scelta se non quella di agire con urgenza. E le nostre azioni, decisioni e politiche dovrebbero cercare di realizzare un futuro sostenibile. L’inerzia è sempre più irresponsabile, più costosa dell’azione ed eticamente inaccettabile.

Le vulnerabilità e gli impatti ambientali, economici e sociali del nostro attuale modello economico sono stati ben studiati e documentati. Le analisi e i modelli scientifici ci hanno fornito, talvolta già da decenni, una chiara indicazione di dove ci stiamo dirigendo. Quello a cui stiamo assistendo non è né inaspettato né eccezionale. Siamo ora in un momento in cui non si tratta più di cercare di prevedere il futuro, ma di utilizzare tutte le conoscenze disponibili per plasmarlo in una direzione sostanzialmente sostenibile.

Hans Bruyninckx

Hans Bruyninckx

Direttore esecutivo AEA

Editoriale pubblicato nella Newsletter AEA, settembre 2022

Permalinks

Geographic coverage

Temporal coverage

Categorie

archiviato sotto:
archiviato sotto: european green deal
Azioni del documento