Cambiamento climatico e investimenti

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Article Pubblicato 22/09/2015 Ultima modifica 31/08/2016 14:57
Gli interventi finalizzati a mitigare il cambiamento climatico e a favorire l’adattamento ai mutamenti del clima sono spesso considerati costosi e visti come un ulteriore peso per l’economia. Tuttavia, i paesi europei stanno già investendo fondi pubblici e privati negli ambiti della ricerca, delle infrastrutture, dell’agricoltura, dell’energia, dei trasporti, dello sviluppo urbano, della protezione sociale, della salute e della salvaguardia ambientale. Possiamo garantire che la spesa attuale in questi settori vada a favore di nuove soluzioni sostenibili e rispettose dell’ambiente, le quali contribuiranno alla creazione di nuovi posti di lavoro.

 Image © Ana Skobe, Environment & Me/EEA

Il cambiamento climatico avrà su di noi varie conseguenze, dovute al maggiore inquinamento atmosferico, all'acidificazione degli oceani o alle inondazioni di case e campi. Alcuni dei costi connessi ai danni, quali le perdite dovute al danneggiamento delle proprietà colpite dalle alluvioni, sono relativamente facili da quantificare, mentre altri costi sono più difficili da stimare: è forse possibile attribuire un prezzo accurato ai potenziali danni alla salute o alla riduzione futura della produttività agricola dovuta al cambiamento climatico?

Nonostante queste difficoltà e le incertezze connesse al cambiamento climatico, il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC) stima che le perdite economiche, causate da un aumento globale di appena 2°C delle temperature, possano risultare comprese tra lo 0,2 e il 2 % del prodotto interno lordo (PIL) mondiale anche in caso di adozione massiccia di misure di adattamento. In caso di riscaldamento ancora maggiore, i costi aumenterebbero ulteriormente.

Anche se non ne conosciamo l'importo esatto, i costi del cambiamento climatico sono reali e ne stiamo già pagando le conseguenze in termini di danni alle proprietà, spese sanitarie e riduzione della produttività agricola.

Per prevenire o ridurre al minimo alcuni dei costi futuri per la società, l'economia e l'ambiente, dobbiamo agire ora. Sorgono quindi due domande: quanto dobbiamo investire e in quali aree?

Investire nelle infrastrutture

A livello mondiale, stiamo consumando sempre più risorse: abbiamo bisogno di più cibo, terra e acqua per nutrire una popolazione mondiale in crescita, nonché di energia per riscaldare le nostre case e far funzionare le nostre automobili. La crescita dei consumi poggia su modelli di produzione insostenibili, che impoveriscono le risorse non rinnovabili. Ciò causa anche un maggior rilascio di sostanze inquinanti nell'atmosfera, nelle acque e nel suolo.

Gli sforzi mirati ad affrontare il cambiamento climatico devono essere inscritti nel contesto di una più ampia transizione verso un'economia verde, vale a dire uno stile di vita sostenibile che ci consenta di vivere bene mantenendo l'utilizzo delle risorse entro limiti sostenibili per il nostro pianeta. Il 7° Programma d'azione europeo per l'ambiente individua negli "investimenti" uno dei pilastri principali di tale transizione.

Gli investimenti sono infatti fondamentali nell'affrontare il cambiamento climatico, poiché le scelte d'investimento compiute oggi hanno implicazioni a lungo termine, sia positive sia negative, sul modo in cui verranno soddisfatti in futuro i bisogni di base della società. Uno dei principali modi in cui gli investimenti possono contribuire ad affrontare il cambiamento climatico si basa sulle infrastrutture. Le nostre società costruiscono infrastrutture per soddisfare i bisogni sociali di base quali l'acqua, l'energia e la mobilità. Queste infrastrutture sono spesso molto costose e vengono utilizzate per decenni: sono quindi cruciali nel modellare il modo in cui viviamo. Alcune scelte in merito agli investimenti possono fornire opportunità concrete di trasformare il modo in cui soddisfiamo questi bisogni; al contrario, altre scelte rischiano di intrappolarci in pratiche insostenibili per decenni.

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha stimato che nel mondo si spendono circa 4,8 trilioni di euro (pari a 5,3 trilioni di dollari USA) in sussidi energetici, soprattutto nel campo dei combustibili fossili. La definizione che l'FMI dà di "sussidi" all'interno del suo recente rapporto include i costi non coperti di tutti i danni ambientali causati dai combustibili fossili. Nello stesso rapporto l'FMI stima che i sussidi diretti (cioè le politiche governative alla base della produzione o del consumo di petrolio, gas e carbone) ammontino all'incirca a 460 miliardi di euro a livello globale (500 miliardi di dollari americani). Tali sussidi potrebbero avere conseguenze indesiderate, orientando le scelte riguardanti gli investimenti a lungo termine nell'ambito delle nostre infrastrutture energetiche a favore dei i combustibili fossili.

Decarbonizzare l'energia e i sistemi di trasporto?

La combustione di combustibili fossili è una delle principali fonti di emissioni di gas serra rilasciati nell'atmosfera. I combustibili fossili sono inoltre uno degli elementi chiave del sistema energetico globale: soddisfano infatti il nostro fabbisogno di energia a casa, in ufficio, nelle fabbriche e in automobile.

Passare completamente dai combustibili fossili ad alternative basate sulle energie rinnovabili e sostenibili non è facile e richiede il cambiamento dell'intero sistema energetico, dalle fasi di produzione e immagazzinamento alle reti di distribuzione e consumo finale. Ad esempio, l'elettricità prodotta dai pannelli solari dovrebbe essere immagazzinata per poter essere riutilizzata in un momento successivo e in un luogo diverso, possibilmente un altro paese: questo obiettivo può essere raggiunto solo tramite l'installazione di smart grid ben interconnesse. Altri sistemi, come quello dei trasporti, necessitano di cambiamenti radicali. Ciò implica la sostituzione dell'attuale parco veicoli con veicoli elettrici e la creazione di nuove reti di trasporto pubblico in grado di soddisfare la domanda di mobilità offrendo alternative al trasporto tramite autovettura privata. Se considerati nella loro interezza, gli investimenti necessari ad effettuare questi cambiamenti potrebbero essere ingenti.

Secondo le stime della Commissione europea, creare sistemi energetici e di trasporto a basse emissioni di carbonio costerà circa 270 miliardi di euro l'anno di ulteriori investimenti pubblici e privati nei prossimi 40 anni. Questo importo ulteriore corrisponde a circa l'1,5 % del PIL dell'UE, una percentuale simile alle perdite economiche dovute al cambiamento climatico stimate dall'IPCC, pari allo 0,2-2 % del PIL mondiale entro il 2050. Ma gli investitori sono disposti a intervenire subito per ridurre al minimo gli impatti futuri?

Modificare le spese attuali

I governi, le aziende e i cittadini stanno già spendendo denaro nella costruzione di reti di trasporto, generazione di elettricità, strutture per l'edilizia abitativa e prodotti e servizi di consumo nell'UE. Le spese dei governi nell'UE si aggirano intorno al 50 % del PIL, con variazioni a seconda degli Stati membri. Una parte di queste spese consiste in investimenti (tecnicamente,"formazione di capitale lordo") in settori quali grandi progetti infrastrutturali, ricerca, servizi sanitari, ecc. Lo stesso vale per le spese aziendali o domestiche.

Quindi, che tipo di sistemi energetici e di mobilità costruiremo in futuro? Investiremo i nostri soldi in soluzioni insostenibili e senza via di uscita oppure creeremo uno spazio in cui le alternative sostenibili possono svilupparsi e trasformare il modo in cui soddisfiamo i nostri bisogni? I finanziamenti pubblici possono svolgere un ruolo determinante fornendo incentivi e inviando segnali "verdi" ai mercati. Ad esempio, la decisione di trasferire i finanziamenti pubblici dai combustibili fossili verso la generazione di energia da fonti rinnovabili darebbe un chiaro segnale non solo ai produttori di energia ma anche ai ricercatori e agli utilizzatori di energia.

In linea con la strategia Europa 2020 l'UE ha stanziato circa 1 trilione di euro del bilancio pluriennale per il 2014-2020 per la crescita sostenibile, la creazione di posti di lavoro e la competitività. Almeno il 20 % del bilancio pluriennale sarà destinato a trasformare l'Europa in un'economia a basse emissioni e resiliente al cambiamento climatico. Per raggiungere questo fine, gli obiettivi relativi al clima sono stati inclusi nelle politiche e nei programmi UE pertinenti, quali i fondi strutturali, la ricerca, l'agricoltura, le politiche marittime, la pesca e il programma LIFE sulla salvaguardia dell'ambiente e le azioni volte a contrastare il cambiamento climatico.

A questi finanziamenti vanno aggiunte le spese pubbliche a livello nazionale, regionale e locale negli Stati membri dell'UE e gli investimenti del settore privato (come le aziende, gli schemi previdenziali e le famiglie). Vi sono anche canali di finanziamento globali, come il Fondo verde per il clima, fondato nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici per aiutare i paesi in via di sviluppo ad adattarsi al cambiamento climatico e ad adottare misure di attenuazione.

L'opportunità che abbiamo davanti

Sappiamo di dovere investire per soddisfare la domanda crescente in alcuni settori. In base al rapporto sulla nuova economia per il clima, l'utilizzo globale di energia è destinato ad aumentare di una percentuale compresa tra il 20 e il 35 % nei prossimi 15 anni. Per soddisfare questa domanda, saranno necessari più di 41 trilioni di euro tra il 2015 e il 2030 per categorie chiave delle infrastrutture energetiche. Poiché la produzione e l'uso di energia causano già due terzi delle emissioni mondiali di gas serra, il tipo di fonti energetiche in cui investiamo oggi contribuirà ampiamente a determinare il successo o il fallimento delle azioni intraprese per limitare l'aumento globale delle temperature a 2°C.

Alcuni settori e alcune comunità subiranno inevitabilmente le conseguenze di questo cambiamento e della redistribuzione dei finanziamenti a favore di alternative sostenibili. I governi dovranno quindi mettere in atto politiche sociali atte a sostenere i soggetti colpiti da questa transizione; al contempo, i governi e le pubbliche istituzioni dovranno adattarsi alle realtà in cambiamento. Ad esempio, disinvestire totalmente le risorse destinate ai combustibili fossili implicherebbe una riduzione dei proventi di tasse e oneri imposti su questi settori. Inoltre comporterebbe tagli nei settori colpiti e la probabile perdita di posti di lavoro.

In alcuni casi, il cambiamento è già in atto. Nonostante la crisi economica che ha colpito l'economia europea dal 2008 in poi, le ecoindustrie (ad esempio, il settore delle energie rinnovabili, il trattamento delle acque di scarto e il riciclaggio) continuano a crescere nell'Unione europea. Tra il 2000 e il 2012 le eco-industrie sono cresciute di più del 50 % in termini di valore aggiunto, con la creazione di quasi 1,4 milioni di ulteriori posti di lavoro; la forza lavoro delle eco-industrie è oggi pari a 4,3 milioni, mentre il resto dell'economia ha registrato tassi di crescita quasi nulli e tassi di occupazione stagnanti nello stesso periodo. Questo boom occupazionale delle eco-industrie potrebbe essere considerato parte di un processo di generazione di una forza lavoro in evoluzione e competitiva, in cui meno persone sono impiegate in settori insostenibili dal punto di vista ambientale (ad esempio, l'estrazione del carbone).

Mano a mano che la consapevolezza in quest'ambito aumenta, alcune comunità e aziende stanno deliberatamente disinvestendo risorse destinate a soluzioni insostenibili o le stanno abbandonando del tutto a favore di innovazioni di nicchia. Investire nelle innovazioni ambientali e nella ricerca aiuterebbe l'UE non solo ad adottare tecnologie più pulite e a costruire un futuro sostenibile, ma contribuirebbe anche a rilanciare l'economia e la competitività dell'UE. L'Europa può trarre benefici dal suo ruolo di leader mondiale nell'ambito delle eco-industrie, esportando la propria tecnologia e il proprio know-how per soddisfare la prevista crescita della domanda globale di energia, mobilità e strutture abitative.

La transizione verso un'economia verde impiegherà molto tempo, ma prima agiamo, meno costoso sarà questo processo e maggiori saranno i benefici che ne trarremo.

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