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Tu sei qui: Home / Segnali ambientali – L’aria che respiro … / Segnali 2012 / Articoli / Rendere più verde la nostra economia

Rendere più verde la nostra economia

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La maggior parte delle persone ricorderà il 2011 come un anno di turbolenze finanziarie, ricorderà il terremoto, lo tsunami e il disastro nucleare in Giappone, i salvataggi finanziari in Europa, le proteste di massa della Primavera araba, il movimento Occupy Wall Street e gli Indignados spagnoli. Pochi ricorderanno che è stato anche l’anno in cui gli scienziati hanno scoperto oltre 18.000 nuove specie sul nostro pianeta. Ancora meno sono in grado di menzionare una specie dichiarata estinta.
Indian farmer

Indian farmer  Image © EEA/John McConnico

A prima vista, il destino delle specie minacciate sembrerebbe un mondo lontano dall’economia. Tuttavia, ad un’analisi più attenta, le connessioni tra i due sono più evidenti. La «buona salute» dei sistemi naturali è una condizione necessaria per la «buona salute» dei nostri sistemi sociali ed economici. Si può affermare che la società prospera se è esposta all’inquinamento atmosferico e idrico e ai relativi problemi di salute? Allo stesso modo, può una società «funzionare» se un’ampia parte di essa non ha un lavoro o non riesce ad arrivare a fine mese?

Nonostante le lacune e le incertezze nella nostra comprensione, è chiaro che il mondo sta cambiando. Dopo 10.000 anni di relativa stabilità, la temperatura media globale è in aumento. Anche se le emissioni di gas serra dell’Unione europea sono in diminuzione, i combustibili fossili rilasciano più gas serra nell’atmosfera di quanti la terra o gli oceani ne possano assorbire. Alcune regioni sono più vulnerabili ai potenziali impatti del cambiamento climatico e spesso si tratta dei paesi meno preparati ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche.

Con oltre sette miliardi di persone sul pianeta, gli uomini svolgono chiaramente un ruolo importante nella conduzione e nell’accelerazione di tale cambiamento. Infatti, i nostri livelli attuali di consumo e produzione possono danneggiare l’ambiente al punto tale che rischiamo di rendere la nostra casa inabitabile per molte specie, inclusa la nostra. Molte persone, nei paesi in via di sviluppo, aspirano a stili di vita simili a quelli dei paesi sviluppati, il che potrebbe sottoporre i nostri sistemi naturali a ulteriori pressioni.

Stiamo perdendo la biodiversità globale a un tasso mai visto prima. I tassi di estinzione potrebbero essere 1.000 volte maggiori dei tassi registrati in passato. La distruzione degli habitat costituisce una delle cause principali.

Anche se negli ultimi decenni la superficie forestale totale in Europa è aumentata, a livello globale la situazione è differente. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura stima che ogni anno circa 13 milioni di ettari delle foreste mondiali (corrispondenti grosso modo alle dimensioni della Grecia) vengono abbattuti e il suolo viene convertito ad altri utilizzi, quali i pascoli per i bovini, le attività minerarie e agropastorali o lo sviluppo urbano. Ma le foreste non sono gli unici ecosistemi minacciati. Esistono molti altri habitat naturali a rischio a causa delle attività umane.

Prospettive per il futuro: un’economia verde inclusiva

Poiché la principale preoccupazione quotidiana di miliardi di persone è quella di mettere del cibo sulla tavola e mandare i figli a scuola nella speranza di un futuro migliore, per molti è pressoché impossibile evitare di adottare soluzioni a breve termine. A meno che non vengano offerte loro altre soluzioni migliori...

È evidente che le nostre attività economiche necessitano di risorse naturali. Ma ciò che può essere percepito come un dilemma (la scelta tra la tutela dell’ambiente e lo sviluppo dell’economia) è di fatto fuorviante. Nel lungo termine, lo sviluppo sociale ed economico necessita di una gestione sostenibile delle risorse naturali.

Alla fine del 2011 nell’Unione europea una persona su dieci era disoccupata. Il rapporto corrisponde a più di uno su cinque per quanto riguarda i giovani. La disoccupazione mette a dura prova le persone, le famiglie e la società nel loro complesso. Nel 2010, circa un quarto della popolazione dell’Unione europea (UE) era a rischio povertà o esclusione sociale. I tassi di povertà globale sono anche più alti.

I nostri attuali modelli economici non sono in grado di dimostrare i numerosi benefici di un ambiente sano. Il prodotto interno lordo (PIL), l’indicatore economico usato più comunemente per esprimere il livello di sviluppo di un paese, lo standard di vita e la condizione rispetto agli altri paesi, si basa sul valore della produzione economica. Non include il prezzo sociale e umano che paghiamo per gli effetti collaterali dell’attività economica, come l’inquinamento atmosferico. Al contrario, i servizi sanitari forniti a coloro che sono affetti da malattie respiratorie sono considerati un contributo positivo al PIL.

La sfida consiste nello scoprire come è possibile ridisegnare i nostri modelli economici, così da che generare crescita e migliorare la qualità della vita nel mondo senza danneggiare l’ambiente e proteggendo, al contempo, anche gli interessi delle generazioni future. La soluzione si chiama «economia verde».

Anche se sembra un concetto semplice, tradurre l’idea nella realtà è ben più complicato. Chiaramente, sarà necessaria un’innovazione della tecnologia. Ma saranno necessari anche molti altri cambiamenti, legati al modo in cui organizziamo le aziende, progettiamo le città, spostiamo le persone e le merci; in una parola, al modo in cui viviamo.

Se si dovesse porre la questione in termini imprenditoriali, sarebbe necessario garantire la sostenibilità a lungo termine in tutti i settori connessi alla creazione di ricchezza: capitale naturale, capitale umano, capitale sociale, capitale industriale nonché capitale finanziario. Il concetto di economia verde può essere spiegato anche tramite questi capitali distinti, sebbene interconnessi.

Nel valutare i costi e i benefici delle nostre decisioni, è necessario osservare gli impatti su tutto il capitale azionario. Gli investimenti nelle strade e nelle fabbriche possono aumentare il nostro capitale artificiale, ma possono di fatto mettere a repentaglio la nostra ricchezza generale se comportano la distruzione delle nostre foreste (parte del nostro capitale naturale) o il danneggiamento della sanità pubblica (parte del capitale umano).

Opportunità future

Cambiare il nostro modo di vivere, di produrre e di consumare apre di fatto un nuovo mondo di opportunità. Segnali ambientali 2012 vi offrirà una panoramica del punto in cui siamo oggi, esattamente vent’anni dopo il vertice della terra di Rio del 1992, in Brasile. Verrà esaminato il modo in cui l’economia e l’ambiente sono connessi e i motivi per i quali abbiamo bisogno di un’economia «verde». Verrà inoltre fornito uno sguardo sull’ampia varietà di opportunità a disposizione.

Non esiste un’unica soluzione che contribuisca ad un rapido cambiamento

o che si adatti a tutto. Oltre agli obiettivi generali comuni relativi alla gestione efficace dei rifiuti, la gestione dei rifiuti in Groenlandia potrebbe dover affrontare una realtà completamente diversa rispetto a quella del Lussemburgo.

La tempistica svolge un ruolo fondamentale. Oggi abbiamo bisogno di soluzioni che affrontino i problemi ambientali con la tecnologia odierna, tenendo presente che le nostre politiche e le nostre decisioni imprenditoriali dovranno essere costantemente migliorate e adattate per stare al passo con la nostra crescente comprensione dell’ambiente e con gli sviluppi tecnologici. Tuttavia, abbiamo già a disposizione molte soluzioni, e molte altre sono in fase di preparazione.

Una questione di scelte

Copyright: Gülcin KaradenizIn ultima analisi, sarà di una questione di scelte, scelte politiche, imprenditoriali e di consumo. Ma come possiamo scegliere l’opzione migliore?

Disponiamo delle informazioni e degli strumenti necessari per sviluppare politiche appropriate? Stiamo affrontando la questione nel modo «giusto»? Disponiamo degli incentivi o dei segnali di mercato «giusti» per investire nelle energie rinnovabili? Disponiamo delle informazioni o delle etichette «giuste» sulle merci che acquistiamo così da poter optare per un’alternativa più verde?

Ciò che sappiamo e il momento in cui acquisiamo tale conoscenza sarà strumentale ad aiutare diverse comunità a effettuare le scelte «giuste». In ultima analisi, la conoscenza ci metterà nella condizione di proporre nuove soluzioni e creare nuove opportunità, condividendole con altri.

Prof.ssa Jacqueline McGlade, Direttrice esecutiva

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