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Vivere in un mondo interconnesso

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«Il peso assoluto della combinazione delle aspirazioni e degli stili di vita di 500 milioni di europei è enorme. Figuriamoci i legittimi desideri di molti altri miliardi di persone nel nostro pianeta relativi alla voglia di condividere quegli stili di vita (...). Dovremo cambiare il comportamento dei consumatori europei, puntare alla sensibilizzazione delle persone e influenzare le loro abitudini». Janez Potočnik, commissario europeo per l’Ambiente (marzo 2010).

 Image © EEA/John McConnico

Cinque anni fa Bisie era una giungla. Situata nel territorio di Wailikale, nel Congo orientale, ora è diventata una piccola cittadina in seguito alla scoperta della cassiterite, un derivato dello stagno che costituisce un componente fondamentale dei circuiti di numerosi dispositivi moderni. Lo troviamo nel nostro cellulare, nei computer portatili, nelle macchine fotografiche digitali e nei dispositivi da gioco.

La cassiterite è molto richiesta ed è preziosissima. Infatti, la nostra domanda di prodotti elettronici di consumo ha comportato un aumento del prezzo dello stagno grezzo. Secondo il Financial Times, alla borsa di Londra i prezzi sono passati da 5 000 dollari USA circa per tonnellata nel 2003 a oltre 26 000 dollari USA per tonnellata alla fine del 2010.

Attualmente è molto elevata la richiesta di una serie di risorse naturali presenti nelle foreste e nelle giungle del Congo, ma malgrado ciò questo paese resta estremamente povero. Negli ultimi 15 anni, oltre 5 milioni di persone hanno perso la vita nel Congo orientale durante una guerra tra vari gruppi armati. Stando alle stime, in quest’occasione sono state stuprate almeno 300 000 donne.

Questo era già accaduto in Congo, un paese colonizzato poco più di 100 anni fa dal re Leopoldo II del Belgio che, attraverso la vendita della gomma del Congo, era divenuto uno degli uomini più ricchi del mondo. Era il periodo dell’industrializzazione e della forte espansione dell’industria automobilistica, che dipendeva dalla gomma.

La nostra continua domanda di risorse naturali per procurarci cibo, vestiti, alloggio, trasporti e per motivi di svago aumenta proprio nel momento in cui gli stock di alcune risorse raggiungono dei livelli criticamente bassi.

Anche i sistemi naturali sono soggetti a nuove domande, quali quella dei prodotti chimici di origine vegetale o di biomassa per sostituire i combustibili fossili. Nel complesso, le crescenti domande di una risorsa che si riduce minacciano seriamente lo sviluppo dell’Europa.

 

«In qualità di cittadini globali siamo tutti coinvolti dal fenomeno della violenza che si verifica in Congo. L’estrazione di minerali che alimenta questo conflitto riguarda tutti noi».

Margot Wallström, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per i crimini sessuali in situazioni di conflitto.

Sviluppo per tutti

«La dichiarazione del millennio nel 2000 ha rappresentato una pietra miliare nella cooperazione internazionale, ispirando tentativi di sviluppo che hanno migliorato le vite di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Gli otto obiettivi di sviluppo del millennio (OSM) forniscono all’intera comunità internazionale una struttura che consente di lavorare insieme per conseguire un fine comune.

Gli obiettivi sono raggiungibili, ma i miglioramenti nelle vite dei poveri sono stati inaccettabilmente lenti e alcuni vantaggi conquistati con fatica sono colpiti da crisi climatiche, alimentari ed economiche.

Il mondo possiede le risorse e le conoscenze atte a garantire che anche i paesi più poveri e altri che stentano a svilupparsi a causa delle malattie, dell’isolamento geografico o delle lotte civili, possano emanciparsi per raggiungere gli OSM. Soddisfare gli obiettivi è un interesse comune. Il loro mancato raggiungimento moltiplicherebbe i pericoli per il nostro mondo, che vanno dall’instabilità alle malattie epidemiche e al degrado ambientale. Il loro conseguimento, invece, ci avvicinerà ad un mondo più stabile, giusto e sicuro.

Miliardi di persone guardano alla comunità internazionale per realizzare la grande visione contemplata dalla dichiarazione del millennio. Cerchiamo di mantenere quella promessa».

Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite in «Relazione 2010 sugli obiettivi di sviluppo del millennio» (UN, 2010)

L’Europa e il nuovo equilibrio di poteri

Con l’avanzare del XXI secolo, ci accorgiamo che il numero di dinamiche globali di base esenti dall’influenza e dal controllo dell’Europa è sempre più levato. Questo aspetto determina conseguenze in termini di accesso alle risorse.

A livello globale si registra una notevole incertezza per quanto riguarda l’approvvigionamento e l’accesso alle risorse naturali principali, costituite da cibo, acqua e combustibili. Nei prossimi anni il fabbisogno europeo di risorse potrebbe essere equiparato a quello della Cina, dell’India, del Brasile e di altri paesi, ed eserciterà sull’ambiente una pressione ancora più intensa.

Alcuni paesi in via di sviluppo, infatti, stanno raggiungendo velocemente livelli di attività economica pari a quelli europei: la popolazione, i livelli di consumo e le capacità di produzione di questi paesi sono in grado di eclissare la nostra popolazione, i nostri livelli di consumo e le nostre capacità di produzione. La loro legittima richiesta di svilupparsi dal punto di vista economico e sociale porterà ad un uso più intenso degli stock globali di materie prime. La Cina, in particolare, si rivela esperta nel garantirsi l’accesso alle materie prime da una serie di paesi e di regioni.

La popolazione umana è in crescita, le tecnologie avanzano e il potere di attori privati non governativi come le multinazionali è in fase di espansione. Nel contesto di fragili meccanismi internazionali di governance, queste forze minacciano un «gioco al massacro» globale per assicurarsi l’accesso alle risorse naturali.

Globalizzazione: un quadro per lo sviluppo umano

La vera natura della globalizzazione offre anche opportunità e strutture per ottenere un risultato diverso. Esistono tutti i presupposti per una governance globale efficace ed equa delle questioni cruciali per tutti noi.

Gli «Obiettivi del millennio» delle Nazioni Unite sono solo un esempio di processo politico globale volto a realizzare uno sviluppo umano equo e sostenibile.

Nell’ultimo anno i colloqui internazionali sul clima hanno compiuto dei progressi. L’accordo di Cancún, firmato nel dicembre del 2010, riconosce per la prima volta in un documento delle Nazioni Unite che il riscaldamento globale deve essere mantenuto al di sotto di 2 °C rispetto alla temperatura pre-industriale.

L’accordo conferma che, entro il 2020, i paesi industrializzati — le cui attività industriali e la cui impronta hanno dato inizio al cambiamento climatico provocato dall’uomo — mobiliteranno ogni anno 100 miliardi di dollari USA in finanziamenti per il clima a favore dei paesi in via di sviluppo. L’accordo, inoltre, stabilisce un «Fondo verde per il clima», che servirà a destinare la maggior parte dei finanziamenti.

Alcune innovazioni, come il cosiddetto meccanismo «REDD+» (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation — Ridurre le emissioni dovute al disboscamento e al degrado forestale), consentono di ridurre le emissioni derivanti dal disboscamento e dal degrado forestale nei paesi in via di sviluppo. Nessuna di queste attività sarebbe possibile senza strutture di governance globale e spirito di collaborazione.

L’Unione europea (UE) sta cercando di promuovere risposte collaborative alle sfide e agli obiettivi comuni. La visione 2020 dell’UE definisce una strategia per la crescita strutturata attorno a un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva.

Un ruolo sempre più importante per gli attori non statali

Ovviamente i processi politici globali svolgono un ruolo importante nel garantire che la crescita economica non distrugga i sistemi naturali di base. Un’altra caratteristica fondamentale della globalizzazione, però, è costituita dalla crescente importanza acquisita dagli attori non governativi.

Le società multinazionali, tra cui le società di telefonia mobile e quelle informatiche, possono anche svolgere un ruolo fondamentale per favorire lo sviluppo sostenibile. La prima società che certificherà l’assenza di «minerali dei conflitti» nei propri prodotti, influirà positivamente su molte vite e avrà un enorme potenziale di commercializzazione.

Occorre rifarsi agli esempi di ricerca innovativa e di sviluppo delle società leader e applicarli alle sfide che dobbiamo affrontare. Dobbiamo mobilitare tutte le capacità di soluzione dei problemi in nostro possesso per realizzare uno sviluppo continuo e sostenibile.

Anche noi, in qualità di cittadini, ci stiamo mobilitando, sia individualmente sia attraverso organizzazioni non governative. Alcuni di noi scendono nelle strade per protestare; altri investono il proprio tempo e le proprie energie per riscoprire cibi o per impegnarsi in attivismo comunitario. Molti stanno adeguando le loro scelte di consumo per minimizzare gli impatti ambientali e garantire un equo rendimento per i produttori dei paesi in via di sviluppo. Il punto è che la globalizzazione sta coinvolgendo tutti e noi stiamo ci stiamo accorgendo di non essere impotenti, poiché possiamo far sì che le cose accadano o meno.

Sviluppare, creare, lavorare e istruire

Dobbiamo continuare a sviluppare, creare, lavorare e istruire noi stessi, e divenire più intelligenti nel modo in cui utilizziamo le risorse naturali. Gli obiettivi di sviluppo del millennio, ad esempio, mirano in primo luogo a proteggere l’ambiente naturale da cui dipendono i più poveri fra i poveri per la loro sopravvivenza quotidiana.

Questo significa gestire le risorse naturali in modo tale che le comunità possano innanzitutto sopravvivere, per poi trarre profitto e progredire. Come leggeremo nel prossimo capitolo relativo alle risorse e alle persone che vivono nelle foreste in India, ciò costituisce una delle maggiori sfide che siamo chiamati ad affrontare a livello globale.

Si tratta di una sfida in cui gli europei giocano un ruolo rilevante. Gestire le risorse globali in modo sostenibile sarà fondamentale per una prosperità economica equa, una maggiore coesione sociale e un ambiente più sano.

  • Potete leggere «Pathways to a Green Economy» (Percorsi verso un’economia verde), una recente relazione elaborata dalle Nazioni Unite e pubblicata al seguente indirizzo Internet:
    www.unep.org/greeneconomy

Hands Innovazione: minerali

Impronta
All’Istituto federale per le risorse naturali e le scienze geologiche di Hannover, Germania, il dottor Frank Melcher guida un’équipe intenta a sviluppare un metodo di certificazione dei minerali utilizzati in elettronica che si rifaccia a quello esistente per i diamanti. Tutti i minerali in questione hanno un’«impronta» specifica legata al luogo di provenienza.

«Per rilevare l’impronta dei minerali come il coltan e la cassiterite foreremo una piccola zona del campione considerato», spiega il dottor Melcher.

«Procediamo esaminando il campione per circa due o tre ore e, in seguito, analizziamo il volume della sua composizione. Questa è l’impronta ed è molto caratteristica per la miniera di Bisie.

Dall’analisi di ogni granello effettuata in questa sede siamo in grado di ricavare il periodo della formazione del minerale, vale a dire l’era geologica, e di affermare che un certo materiale proviene dalla Repubblica democratica del Congo o dal Mozambico, perché conosciamo esattamente gli anni delle vecchie particelle analizzate.

Tecnicamente, quindi, è possibile seguire le tracce delle materie prime, ma occorre farlo prima della loro fusione in metallo», afferma.

Il lavoro del dottor Melcher è svolto nell’ambito di accordi di cooperazione fra i governi tedesco e congolese per il progetto «Rafforzare la trasparenza e il controllo del settore delle risorse naturali nella Repubblica democratica del Congo». Avviato nel 2009, il lavoro aiuta il ministero delle Miniere della Repubblica democratica del Congo (RDC) nell’attuazione di un sistema di certificazione dei minerali per lo stagno, il tungsteno, la tantalite e l’oro.

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