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Tu sei qui: Home / Pubblicazioni / L'ambiente in Europa: Seconda valutazione / 10. Ambiente marino e costiero

10. Ambiente marino e costiero

10. Ambiente marino e costiero

Conclusioni

I mari maggiormente in pericolo sono il Mare del Nord (a causa della pesca eccessiva e di elevate concentrazioni di nutrienti e inquinanti), il Bacino Iberico (ossia la parte dell’Atlantico lungo la piattaforma atlantica orientale compreso il Golfo di Biscaglia, minacciato dalla pesca eccessiva e da metalli pesanti), il Mar Mediterraneo (che presenta elevate concentrazioni localizzate di nutrienti, forti pressioni sulle coste, pesca eccessiva), il Mar Nero (sottoposto a pesca eccessiva e rapido aumento delle concentrazioni di nutrienti) e il Mar Baltico (per le elevate concentrazioni di sostanze nutrienti e inquinanti e per la pesca eccessiva).

L’eutrofizzazione, fenomeno dovuto principalmente all’eccedenza dei fertilizzanti in uso in agricoltura, desta viva preoccupazione in alcune zone di molti mari europei. Dall’inizio degli anni Novanta i livelli delle sostanze nutrienti sono rimasti nel complesso invariati. Gli aumenti delle emissioni di azoto e il conseguente aumento della concentrazione di questa sostanza nelle acque marine di alcune regioni costiere dell’Europa occidentale sono correlati alle intense precipitazioni e inondazioni verificatesi fra il 1994 e il 1996. Non sono state individuate tendenze univoche nelle concentrazioni di nutrienti negli altri mari, ad eccezione del Mar Nero, dove tali concentrazioni, principalmente a causa dell’apporto del Danubio, sono decuplicate tra il 1960 e il 1992.

La contaminazione dei sedimenti, della flora e della fauna ad opera di sostanze chimiche artificiali accomuna pressoché tutti i mari europei. I dati disponibili sono scarsi e si riferiscono principalmente all’Europa occidentale e nordoccidentale. Nei pesci e nel sedimento sono state riscontrate elevate concentrazioni (superiori ai valori di riferimento) di metalli pesanti e PCB, con livelli particolarmente elevati nelle zone più vicine alle fonti di emissione. Il fenomeno della bioaccumulazione di queste sostanze può mettere a repentaglio l’equilibrio degli ecosistemi e la salute degli esseri umani (come rilevato nel capitolo riguardante l’inquinamento da sostanze chimiche).

Il quadro complessivo dell’inquinamento da petrolio risulta estremamente frammentario e pertanto non è possibile compiere alcuna fondata valutazione delle tendenze generali. La principale fonte di inquinamento è la terraferma, da dove le sostanze inquinanti vengono trasportate dai fiumi fino al mare. Benché il numero di incidenti con fuoriuscita di petrolio sia in diminuzione, perdite di lieve entità e saltuariamente di più grave entità in zone di intenso traffico marittimo provocano danni significativi a livello locale, causando il soffocamento delle spiagge e degli uccelli marini e distruggendo le popolazioni di pesci e molluschi. Non è provato tuttavia che possano derivare danni irreversibili agli ecosistemi marini, né a seguito di perdite di petrolio di grandi dimensioni né a seguito della fuoriuscita continuata di petrolio.

Molti mari continuano a essere eccessivamente sfruttati per la pesca e ciò determina problemi particolarmente gravi nel Mare del Nord, nei Mari Iberici, nel Mediterraneo e nel Mar Nero. La flotta peschereccia è fortemente sovradimensionata e sarebbe necessaria una riduzione del 40% della capacità per adeguarla alle risorse ittiche disponibili.

10.1. Introduzione

I mari e l’ambiente costiero dell’Europa sono importanti risorse economiche ed ecologiche. Per secoli, enormi quantità di rifiuti e sostanze inquinanti prodotte dalle attività umane sono finite nei mari: rifiuti solidi, fanghi di fognatura, acque di scarico portate dai fiumi, petrolio e ricadute atmosferiche. Molto di questo materiale si è diluito e disperso nelle profondità degli oceani, ma la salute ecologica delle acque costiere e delle zone marine scarsamente o nient’affatto collegate con il mare aperto può risultare gravemente pregiudicata dalla presenza di questo materiale. Circa un terzo della popolazione europea vive nel raggio di 50 km dalla costa; lo sviluppo urbano, industriale e turistico sta provocando un forte degrado e crescenti pressioni su zone già fortemente provate.

La valutazione di Dobris aveva messo in luce tutta una serie di problemi, tra i quali la mancanza di una regolamentazione efficace, di adeguate misure di controllo e di gestione dei bacini idrografici, il degrado delle zone costiere causato dall’inquinamento, dall’urbanizzazione e dalla distruzione degli habitat naturali, i conflitti nelle destinazioni d’uso del territorio, l’eccessivo sfruttamento delle risorse, la perdita di biodiversità e i possibili effetti del cambiamento climatico. Nonostante le azioni intraprese a livello europeo per proteggere l’ambiente marino e costiero, questi problemi nel complesso persistono.

In questo lungo elenco di problemi di degrado e di gestione ambientale, gli ambiti che attualmente destano maggiore preoccupazione e che sono trattati in questo capitolo sono:

• l’eutrofizzazione;

• la contaminazione, in particolare quella da metalli pesanti, da inquinanti organici persistenti (POP) e da petrolio;

• l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche;

• il degrado delle zone costiere.

L’erosione costiera, gli effetti dello sfruttamento delle risorse minerarie situate in prossimità delle coste e l’azione di disturbo prodotta dalle attività in mare aperto rappresentano problemi localizzati e non vengono pertanto discussi in questa sede. I possibili effetti del cambiamento climatico sul livello dei mari sono oggetto del capitolo 2, paragrafo 2.2.

Per l’ubicazione dei mari menzionati nel corso del capitolo si veda la carta in seconda di copertina.

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